Una mamma sognatrice

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Figlio mio, immagino che un giorno vorrai sapere della tua mamma da piccola, della sua infanzia. “Cosa ti piaceva fare, mamma, di cosa avevi paura e cosa sognavi?”, forse mi chiederai un giorno. Ed io allora ti racconterò dei miei ricordi di infanzia e del mio animo da sognatrice…

Sai, i racconti di vita della tua nonna erano per me molto affascinanti, perchè mi svelavano aspetti di lei che non immaginavo, o che riuscivo a malapena ad associare al suo ruolo di donna “che porta i pantaloni”, intorno al quale ruotava la vita del nostro focolare domestico.

Dalle sue parole emergevano la capacità di divertirsi in maniera pulita e spensierata della sua infanzia, ma anche lo spirito libero di adolescente ribelle, e potevo immaginarla sfilare su e giù per il paesello, bellissima in sella alla sua bicicletta, come lei mi diceva fare nelle giornate estive, parche di gente per strada e soffocanti per l’afa da clima continentale. Ed ero orgogliosa di essere sua figlia.

E allora eccolo qui, amore, un breve ritratto, a tratti rapidi e decisi, della tua “piccola mamma”.

I miei primi ricordi d’infanzia risalgono al periodo della scuola elementare, dai sei anni in avanti. Del periodo precedente invece ho i racconti dei nonni, qualche foto e delle sensazioni vaghe, non abbastanza chiare da essere memorie, non troppo evanescenti da evaporare col passare del tempo. Una di queste sensazioni mi dice che non sono mai stata nè molto felice, nè particolarmente triste.

Ero una bambina sensibile e timida. Molto seria e responsabile. E non sorridevo mai, soprattutto non in foto.

Ah, le foto! Avevo un’idiosincrasia verso la macchina fotografica. Chissà, forse nessuno mi aveva spiegato cosa fosse ed io avevo sviluppato un’istintivo rifiuto ad essere immortalata. Sta di fatto che non c’è una foto di prima dei 6-7 anni in cui io sia sorridente. Quando la macchina fotografica veniva puntata verso di me cominciavo a piangere o contorcermi in strane pose, nel vano tentativo di nascondermi. Ora tutti ridono delle mie strane pose fotografiche, ma che stress per me allora!

La nonna dice sempre che io ero come “la bambolina, che dice no, no, no” (mi cantava questa vecchia canzone del ’66, di quando lei era giovane, che ha nel testo proprio questa frase) e che ero molto permalosa. Non so, forse questo è vero, ma alla mamma non piace ammetterlo.   😉  

Un altro mio tratto distintivo era che odiavo le “violazioni del mio spazio personale”, che subivo regolarmente quando uscivamo di casa. Immaginati la mamma, che di tante coccole si stufa velocemente, avere intorno continuamente persone sconosciute che le strizzano le guance, blaterando qualche complimento alla nonna riguardo a quanto carina fosse sua figlia.

Vedevo questi visi paurosamente giganti avvicinarsi, con quelle loro bocche piene di denti, a formare sorrisi sguaiati e scomposti, e non riuscivo a ritrarmi, come in un incubo; rimanevo impassibile e immobile, un pò schifata, fino a che l’invadente se ne andava.

Non so, figlio mio, come tu la pensi, ma secondo me non è giusto che gli adulti agiscano come se i bambini fossero di loro proprietà. Ci vuole rispetto e considerazione, i piccoli umani sono persone, e come tali hanno diritto ad uno spazio personale non oltrepassabile; non al primo incontro, quanto meno!

Vabbè, forse io ero particolarmente strana, e a te non dispiacciono le attenzioni della gente, ma dico la verità, anche se non sapevo ancora articolare a parole i miei sentimenti o emozioni, avevo un senso della privacy e un naturale istinto di protezione dei miei confini interpersonali.

Non ho mai sorriso molto, perchè questo allontanava le persone, mi isolava e per un pò potevo reclamare il mio spazio. Almeno fino a quando l’invadente di turno non decideva di infischiarsene dei miei meccanismi di difesa…

Come sai, ora la mamma è cresciuta, ed è molto diversa dalla bambina seria, poco socievole e timida che era fino alle superiori. C’è voluto un pò, ma alla fine mi sono aperta, sono uscita dal guscio e adesso adora essere al centro dell’attenzione!

Vorrei però che tu sapessi che, nonostante potrai vedere molti genitori forzare i bambini ad essere sempre sorridenti e accomodanti, io sono per lasciare che ogni bambino si esprima nel modo in cui preferisce, perchè credo profondamente che “un bambino non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere” (Francois Rabelais). Metterti nelle migliori condizioni per esprimere quello che hai dentro è per me molto importante. Nessuno ha mai lasciato che io mi esprimessi come volevo, “sorridi Carmen, sei più bella quando sorridi!”, mi dicevano. E come mi scocciava sentirmelo dire!

Chissà, forse anche a causa di questi atteggiamenti di non accettazione sono cresciuta col complesso di non piacermi mai abbastanza; era come se essere me stessa non bastasse, dovevo sempre essere diversa. Spero che questo non succeda mai a te e farò di tutto perchè, pur guidato e supervisionato (non ti perderò mai d’occhio, lo sai vero?), tu abbia la possibilità di essere te stesso.

Povera nonna, forse le rimprovero troppe cose. E chissà quante altre tu rimproveri a me, in fondo siamo tutti imperfetti e sbagliati. In ogni caso, anche se le attribuisco erroneamente la responsabilità per aver contribuito al mio senso di insicurezza e alla mia bassa autostima, ricordo che quando avevo 12 o 13 anni, mi disse una cosa che non molte mamme avrebbero il coraggio di affermare, e per questo le sarò sempre eternamente grata.

Mi disse: “Io ti dò suggerimenti in base a quello che penso sia giusto, ma se tu un giorno dovessi non condividere quello che dico, dovrai fare quello che ti senti”. Per me fu una dimostrazione di fiducia incredibile e ancora oggi la ringrazio per avermi reso libera, per aver lasciato che prendessi la mia strada e diventassi autonoma. Spero un giorno di avere questo stesso coraggio e lungimiranza. Che grande mamma che è stata la tua nonna!

Ma torniamo a noi. Mentre il periodo prescolare non era stato particolarmente felice, come ti dicevo, ho dei ricordi molto felici del periodo delle scuole elementari.

Vivevamo in affitto in una porzione di villa, nel mugello Toscano. Ci trasferimmo in lì dalla Lombardia quando avevo 6 anni. Mi ero subito ambientata, ero una delle più brave a scuola, e sapevo anche comunicare con i “locali” nel dialetto toscano!

Andavo d’accordo con gli altri bambini e avevo persino un pretendente (non ricambiato, purtroppo, ma tant’è, fa comunque piacere essere corteggiate no?).

E la schiacciata toscana. Ah, posso ancora sentire il profumo fragrante e il sapore salato e croccante della schiacciata che veniva distribuita a ricreazione.

Le mie attività preferite erano: andare in bicicletta, scoprire (o meglio, immaginarsi di scoprire) passaggi segreti nella porzione disabitata della villa, costruire casette e capanne improvvisate.

E cantare. Amavo cantare. Non mi accontentavo però di canticchiare le hit del momento, improvvisavo testi e musiche, intonando melodie che il cuore mi ispirava.

Spesso le mie canzoni parlavano di tematiche inerenti la natura, oppure la scuola. Potrei dire che fosse un modo di sfogare le emozioni, e rielaborarle in tempo reale, creando memorie positive del mio vissuto quotidiano. Forse qualche psicologo la potrebbe definire una forma di auto-terapia, quel che è certo è che mi sentivo rilassata e contenta alla fine di ogni sessione di “canto libero”.

E così cantavo a squarciagola, nelle belle giornate assolate di cicale e grilli nella silenziosa campagna Toscana.

La tua mamma era proprio una gran sognatrice. Un giorno, uno di quei sogni, così reale nella mia mente di bambina, divenne un tema scolastico. Il titolo faceva così, più o meno, “Mi hanno regalato un cavallo bianco”. Parlava di un cavallo bianco che i miei genitori mi avevano regalato, un cavallo che rispondeva al mio fischio e che veniva sempre in mio soccorso quando non mi sentivo bene o avevo qualche problema. Il mio cavallo bianco mi difendeva, mi proteggeva ed io amavo prendermene cura. …Per fortuna allora non si chiamava il neuropsichiatra infantile per i bambini che scrivevano temi particolarmente fantasiosi e che si distinguevano per originalità. L’ho scampata bella!

Le mie avventure di sognatrice continuarono per molto tempo. In realtà credo di non aver mai smesso di sognare ed immaginarmi realtà parallele idilliache.

Vorrei raccontarti un altro episodio emblematico. Verso i dieci anni mi ricordo che amavo giocare con due colombe decorative di gesso, che mia nonna aveva posizionato all’ingresso del giardino dietro casa. Un giorno, improvvisando una specie di rito magico, misi un nastro di pizzo intorno al collo di una delle colombe, la accarezzai, pregai e tornai il giorno dopo per vedere se fosse diventata una colomba vera. E ripetei questo rituale per molti giorni, non so quando smisi di farlo.

La mamma, come puoi capire, è una che non si è mai rassegnata alla realtà, ha sempre elaborato una sua visione delle cose, della natura e delle sue leggi. E nonostante abbia smesso presto di credere nella magia, per trasformarsi nella ragazza responsabile, studiosa ed affidabile che i nonni si aspettavano, ha continuato segretamente a credere nel potere della convinzione e delle preghiere.

Questa mia caratteristica mi ha accompagnato nella vita di adolescente e poi di adulta. E nonostante io sia diventata una psicologa e una antropologa rispettosa delle evidenze scientifiche e dei dati di realtà, nonchè una persona generalmente razionale, non è difficile scorgere in me quella bambina persa nella fiaba di Cenerentola, che crede ancora che una fatina possa trasformare una zucca in una carrozza.

Nei lunghi anni alla ricerca di te, questa mia caratteristica è stata fondamentale, non ho mai smesso di credere che ti avrei incontrato, prima o poi, e la mia testardaggine ha fatto il resto.

Figlio mio, tante altre cose ti potrei raccontare di me, e se vorrai chiedermi qualcosa, sarò disponibile a dirti di più. Questi brevi aneddoti hanno lo scopo di insegnarti a non perdere mai la tua ingenuità e la capacità di immaginare e sognare. Credo che in questo modo saprai andare oltre la realtà, per cambiarla a tuo piacimento, e allora non ci sarà niente che potrà ostacolarti nel raggiungimento dei tuoi obiettivi e niente che non potrai realizzare.

E, nello spirito che la nonna mi ha tramandato, ti dico:

scegli la tua strada con determinazione e pazienza, non ripercorrere quella delle vecchie generazioni. Impara dagli adulti e dagli anziani e poi passa oltre, perchè la vita va avanti e solo i giovani hanno la capacità di cambiare il mondo, la freschezza e l’impudenza per farlo.

Buona fortuna, dalla tua “piccola mamma”.

By | 2018-03-27T17:08:18+00:00 3 settembre 2015|La mia PMA|0 Commenti