Una forza fragile

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La mia forza sta nel fatto di credere di essere fertile, di poter generare cose belle, anche se non passano per il mio utero. Posso essere donna a tutti gli effetti anche senza avere figli. Posso vivere la mia vita anche senza figli, e anche desiderandoli con tutto il cuore per anni, senza farmi assorbire e annullare nel dolore della mancata generatività. Questa è una convinzione che mi sono costruita negli anni, non subito. Non nel 2010, quando abbiamo iniziato a provare ad avere figli. E neanche dopo due anni, quando è sopravvenuta la consapevolezza di avere un problema di infertilità. Ma nel tempo, piano piano, è maturato in me il desiderio di vivere bene nonostante tutto. E’ lo spirito che mi ha fatto aprire questo blog.

Eppure dietro la mia forza c’è anche la mia fragilità. Mi sento fragile e vulnerabile quando penso di essere menomata, difettata, storta e infertile, quando penso di essere sfigata, quando rosico alla notizia di una nuova famiglia che nasce, quando non riesco ad essere felice per la felicità altrui. Qualche volta mi capita.

Sono tante le mie debolezze, le mie umane fragilità. Non amo mostrarle. Non agli altri, per evitare che mi compatiscano. Non a me stessa, per evitare di venirne risucchiata. La mia infertilità di cuore e di anima, quando emerge, è un buco nero. La mia vita non è sempre fertile. O forse lo è proprio perchè spesso è stata (lo è ancora) arida, secca, infertile come il deserto. Per esempio adesso. Sono giù. Molto giù. Sono arrabbiata, mi sento impotente e depressa. Sono stanca, acida, nervosa e piagnucolo spesso.

E non voglio che qualcuno mi dica che devo stare su e che in fondo c’è chi sta peggio di me. Il dolore chiede di essere ascoltato. E il dolore altrui non mi anestetizza da quello che provo io. Voglio dire questa cosa – sono giù – ed ascoltare il riverbero di queste parole dentro la cassa di risonanza del mio vuoto interiore. Voglio sentire il groppo alla gola, la lacrima che sale inaspettata, la nausea dello stomaco sottosopra: voglio stare male, ho le mie ragioni. Non voglio impietosire nè lamentarmi, ma ho il diritto alle mie emozioni, a mostrarle e a gestirle nel modo che ritengo più salutare per me. Nasconderle non giova, si rannicchiano da qualche parte, pronte ad esplodere quando meno me lo aspetto.

Non avevo considerato di potermi sentire di nuovo così. Mi ero costruita negli anni un modo di reagire alle cose che mi dava forza senza rendermi insensibile, che mi dava speranza e coraggio anche quando mi sentivo incapace e mediocre. Da settimane questo meccanismo si è inceppato, ci provo ma ricasco subito nel dolore. Forse la vita fertile comprende anche questo.

verità

La filosofia buddista è la mia visione della vita, che dà valore a tutto, anche alla sofferenza.

Qualcuno mi ha detto che non riesco a stare nella sofferenza. Mi sono stupita di sentirmelo dire. Ma è vero. Quando soffro per me non c’è via di uscita: la situazione fa schifo, io faccio schifo, la gente fa schifo, e moriremo tutti. Ecco perchè non riesco a starci, nella sofferenza. Questa sono io: o tutto o niente. O super positiva e coraggiosa, o super depressa e negativa.  

Qualcuno mi ha detto che stare nella sofferenza fa bene, si imparano tante cose. Forse devo rendermi conto di non essere infalllibile e che non esserlo mi rende ancora più umana. Non voglio celebrare la mia vulnerabilità come se fosse un titolo di merito, ma darle uno spazio. Vederla e accoglierla. Non c’è forza senza fragilità, non c’è fragilità fertile senza la forza di rimettere insieme i cocci rotti.

Gli ultimi mesi sono stati duri, dalla rinuncia all’abbinamento, alla morte di una persona cara, al rischio di dover lasciare il paese o la nostra casa, allo smuoversi della macchina dell’adozione, che però si è subito inceppata. Non vorrei farne un dramma, la mia testa mi imporrebbe di rimanere controllata, è una delusione per lei la mia emotività ingestibile degli ultimi tempi. Ma, in fondo, che persona sarei se non facessi un dramma dei miei desideri più grandi, dei miei amori più profondi? Che persona sarei se mi impegnassi in un percorso così lungo, difficile e incerto senza investirci emotivamente? Io VOGLIO drammatizzare, VOGLIO pensarci tanto, VOGLIO desiderare una famiglia con tutte le mie forze. Cos’altro può suscitare tante emozioni, determinazione e impegno, paura e coraggio dell’avere una famiglia? Quale desiderio ti rende più vulnerabile e allo stesso tempo più invincibile dell’amore? Di questo sto parlando: di amore.

Se non facessi un dramma dell’amore, forse non saprei amare affatto. Se non facessi un dramma dell’amore, non vivrei affatto. Se amo, devo accettare di essere vulnerabile, di correre il rischio che le vecchie ferite si riaprano e di doverle curare con delicatezza e pazienza.

Questa deve essere la mia forza. Ma che male che fa l’essere fragili.

By | 2019-05-26T12:51:28+00:00 4 settembre 2018|Adozione, Riflessioni|0 Commenti