Storie di donne: costruire ponti, abbattere muri

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Odio i muri, le barricate, non mi fisso sulle differenze, ma amo unire i puntini, trovare le somiglianze e costruire ponti fra persone, soprattutto fra donne. Perchè non farlo tra mamme e non mamme?

Mi dispiace notare, nella realtà come sul web, quanto rare siano le persone che riescono ad andare oltre la superficie, che non si trincerano dietro luoghi comuni, banalità da salotto. Le storie delle donne come me hanno posto solo in certi contesti, piuttosto isolati, oppure a centro palco solo quando alla fine ci sia un bambino, come se la vittoria fosse nel prodotto del concepimento, nel bambino tra le braccia. Io credo che ci siano percorsi che vale la pena raccontare, che ispirano, che danno speranza e forza, anche quando il traguardo non si vede ancora.

Le mamme-non-mamme sono belle, interessanti, emozionanti e con i cosiddetti. E non solo quando vincono contro la loro impossibilità di procreare, ma anche e soprattutto per come combattono. 

Ammiro e stimo molte mamme, le quali, con mia grande gioia, ricambiano i miei sentimenti, forse perchè parlo della mia storia con la voglia di farmi capire da tutti e soprattutto con lo sforzo, non sempre facile, di andare oltre, di trovare un motivo per gioire e andare avanti, indipendentemente dall’infertilità. Scrivo per creare ponti…

Come si fa a creare ponti? Come faccio se non posso capire la tortura cinese della mancanza di sonno, dei ritmi spezzati, delle mezze-docce, dell’impossibilità assoluta di essere sole con se stesse, la continua preoccupazione per la salute e l’incolumità dei figli? Posso cercare di immaginare, ma ammetto di non poter capire fino in fondo. 

Mi sento così diversa, io che vorrei avere molto meno tempo, molte meno attività ricreative di coppia, che se avessi un figlio vorrei provare il cosleeping, il babywearing, l’autosvezzamento e tutte quelle belle cose ad alto-contatto che orde di mamme approvano e decantano, mentre altre sollevano il sopracciglio e sbuffano di disgusto al solo sentirne parlare. In fondo, nemmeno le mamme, fra loro, si capiscono. Se la maternità non le rende simili, non le unisce nè aumenta il senso di solidarietà, che speranza ho io che questo ponte che cerco di creare diventi realtà?

Forse è lo stesso per le mamme che mi conoscono. Per quanto ci possano provare, non mi possono capire. Se nemmeno la stessa esperienza ci mette in grado di accettarci e comprenderci, forse alla base del muro c’è altro… E non sono le differenze nell’avere o meno figli.

Non sarà che, come spesso succede, vediamo le differenze senza riconoscere che siamo più simili di quanto non pensiamo?

Le mamme spesso si sentono deprivate di qualcosa, e a fatica cercano o di accettare o di combattere la sottrazione con una addizione, di tempo, di spazio fisico ma soprattutto mentale ed emotivo, per se stesse. Anche io mi sento così. Deprivata di qualcosa, senza controllo sul come e quando riempire questa sottrazione, cerco di colmare il vuoto con l’addizione di qualcosa di diverso.

Siamo tutte fertili e infertili allo stesso tempo.

Se definisci l’infertilità come la mancanza di qualcosa, il rompersi di una promessa, l’incapacità di riempire un vuoto, una necessità di base non soddisfatta, allora forse i nostri mondi non sono così diversi.

Anche una mamma, a volte, si sente tradita, come se qualcuno le avesse giurato che sarebbe andato tutto bene, e invece alla prova dei fatti niente è come le è stato promesso, tutto è diverso, difficile, a volte vuoto di senso e caotico.

Come noi mamme-non-mamme, anche le mamme a volte si perdono, o rischiano di perdersi, nella cura dei propri figli. Si perdono nel cambiamento di identità che la genitorialità determina. Io mi perdo nel fatto che sono sempre la stessa, mentre tutti cambiano, il mondo gira e io ancora aspetto di farmi una famiglia.

C’è chi potrebbe invidiare la mia vita, stabile, programmabile, ordinata. Però se guardi bene, oltre le apparenze, scopri che anche a me la vita aveva promesso qualcosa: in virtù del mio essere donna, il mio grembo avrebbe dovuto partorire frutti. E invece così non è stato, e io a più riprese stavo per dimenticarmi delle tante cose di cui devo essere grata alla vita.

La vita di una donna che non ha figli non è più facile, è solo leggermente meno complicata di quella di una donna con figli.

D’altronde non mi piace la lamentela e il compatirsi, e, come mi diceva un’amica, se Dio ti dà solo limoni…Fatti una limonata! 

Non posso far altro che rendere fertile la mia infertilità, generare in una maniera diversa da quella biologica. Similmente una mamma cerca di assolvere al proprio ruolo, mentre la genitorialità mina la sua fertilità di donna, la fertilità dell’indipendenza, dell’autonomia, dello scegliere per se stessi, del mettersi al centro della propria vita.

Una mamma spesso si dimentica cosa significhi essere donna, perchè lei per tutti è una mamma, in qualsiasi contesto. Allora deve faticosamente trovare il modo di nutrire il suo essere donna, amica, sorella, figlia, lavoratrice… Io sono indipendente, autonoma, posso scegliere me stessa quando voglio, posso essere al centro della mia vita. Il mio rapporto con Mr. Introverso è equilibrato, stabile, non dobbiamo lottare per trovare tempo per noi. Però… Anche un’infertile lo è sempre, in qualsiasi situazione. E’ una specie di etichetta che non puoi nascondere, e che attira sempre di più l’attenzione della gente, più passa il tempo.

La gente ti guarda, ti scruta per capire se non hai voluto figli, dunque sei egoista e materialista, oppure se non li hai potuti avere, e allora sei poverina e da maneggiare con cura, come un vaso di cristallo. Una mamma viene subito identificata e inquadrata dai suoi gesti, da come veste i bambini, da cosa dà loro da mangiare, da come parla loro. E la cosa più triste è quando sono proprio le mamme a categorizzare, ad affibbiare nomignoli più o meno offensivi, complici di un gioco al ribasso dove prendere in giro le altre mamme le mette al riparo dai giudizi altrui. 

Si avvicina il settimo anno da quando abbiamo cominciato a provare ad avere figli. Non ho rimpianti di alcun genere, ho scelto autonomamente di interrompere i tentativi di PMA (procreazione medicalmente assistita) quando avrei potuto proseguire, ho scelto il percorso adottivo. Credo di aver avuto tutto il tempo e di essere sopravvissuta ad abbastanza porte sbattute in faccia per poter dire che ho vinto io, alla fine. Chi mi segue lo sa, chi mi conosce dal vivo pure.

Ma ho una cicatrice nel cuore, che a volte, quando cambia il tempo, ancora mi fa male.

Anche le mamme hanno delle cicatrici, alcune sono diventate mamme senza volerlo, altre troppo presto, altre hanno dovuto combattere per sentirsi bene nella loro “pelle di mamma”, chi alle prese con depressione post-partum, con problemi economici, chi con quelle divisioni fittizie di cui accennavo poco sopra, altre ancora hanno perso i loro bambini troppo presto. Abbiamo ancora una cultura della maternità che fissa regole e criteri, e isola quelle che non si conformano con lo standard, nè si schierano con questa o quella categoria di mamme.

Alla fine,

non siamo forse un pò tutte alla ricerca di rendere fertile una vita che per vari aspetti e in diversi momenti si dimostra arida e infertile, difficile come un terreno secco da arare, a volte inutile come seminare senza avere abbastanza acqua per sostenere la crescita del germoglio? Non siamo tutte grandi strateghe, abili capitani della nostra vita, sempre pronte a ripartire da capo dopo l’ennesima sconfitta?

Non siamo tutte impegnate a fare delle nostre mancanze delle virtù? Non portiamo forse tutte le nostre cicatrici con orgoglio, o almeno cerchiamo di farlo? Non ci sentiamo realizzate quando, pur nel caos della nostra vita, sviluppiamo la forza di andare avanti nonostante tutto?

Io penso che siamo molto diverse, sì, ma anche molto simili. Abbiamo tutte bisogno di molto più silenzio, molte meno parole e generalizzazioni sterili. Di andare oltre la superficie e oltre le differenze. C’è bisogno di raccontare delle belle storie, di mamme, di non-mamme, di donne, di bambini, di famiglie, di persone che abbiano qualcosa di vero e di valore da dire e da condividere. Costruiamo ponti. Di muri ne abbiamo abbastanza.

By | 2018-03-27T17:08:01+00:00 11 dicembre 2016|Riflessioni|8 Comments