Scegliere l’adozione

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Scegliere l’adozione.

L’adozione è un’alternativa come un’altra per formare una famiglia?

Mi capita a volte di paragonare la mia gravidanza di cuore a quella di pancia. In un post su Instagram ho scritto: “Non sarai un puntino luminoso in un’ecografia, ma sei un puntino luminoso nel nostro cuore”. Sono una psicologa perinatale e faccio accompagnamento alla nascita, non voglio nè posso lasciare fuori dai miei discorsi la maternità naturale, alle differenze preferisco le somiglianze, all’alzare muri preferisco costruire ponti.

Non ho scelto subito l’adozione, ho inseguito la speranza di aggiustare il mio corpo infertile per dare alla luce un bambino. Dopo 5 anni e 4 tentativi – in realtà 3 perchè uno è stato interrotto – di PMA ho deciso di prendere un’altra strada, che ho sempre avuto in mente ma per la quale dovevo maturare. Adesso, a più di 3 anni da quel bivio, dal maturare di quella decisione di accogliere il mio bambino col cuore, sto per adottare Alexey. Volevo dare alla luce un figlio, invece darò una seconda nascita ad un bambino non nato da me. Non sono più lì, nel mondo della maternità biologica. Sono da un’altra parte, ho capito che tenere in pancia un bambino è solo uno dei modi per formare una famiglia.

Questo mio spaziare dall’uno all’altro delle dimensioni parallele che conducono alla maternità e alla formazione di una famiglia non mi crea disagio. Non ho bisogno di chiudere fuori dalla mia vita percorsi ed esperienze che fanno parte del mio passato, perchè ho fatto pace con quel passato. 

Però…

Però è una comoda bugia, quella che non importa il mezzo attraverso il quale arrivi al fine. Il mezzo importa eccome: nel percorso che intraprendiamo – che ne siamo consapevoli o no – c’è insita la nostra visione della vita. Ogni percorso ci richiede di sviluppare specifiche risorse, e la consapevolezza di ciò che facciamo è fondamentale per evitare di arrivare in fondo pieni di lividi e ferite che passeranno a quella persona che ci accingiamo ad accogliere nella nostra vita.

Dunque ad una comoda bugia contrappongo la MIA scomoda verità: la differenza fra fecondazione assistita e adozione c’è e va vista. Se non ci si mette nella condizione di avviare la maturazione necessaria per accogliere quella specifica forma di vita, quel particolare essere umano, si diventa dei qualunquisti della genitorialità. I qualunquisti hanno in testa solo il loro desiderio e non anche le esigenze della personcina della quale ambiscono ad essere madre o padre.

La PMA non è un’alternativa all’adozione, così come l’adozione non è un’alternativa alla PMA. Sono strade simili ma parallele e per certi versi opposte. L’adozione non è un’opzione moralmente superiore perchè “ci sono tanti bimbi negli istituti, perchè non ne PRENDETE uno invece di incaponirvi con la fecondazione assistita?” La PMA non è un’opzione migliore perchè “non sai mai chi ti metti in casa con l’adozione, chissà chi ti capita, e se poi te lo danno grande e non ti obbedisce?”

L’adozione si può intraprendere soltanto riconoscendo che è un modo di fare famiglia che si basa sull’incontro di due vuoti: il nostro desiderio di avere un figlio e la ferita dell’abbandono subita dal figlio [se vuoi sapere di più della separazione e della ferita dell’abbandono, leggi qui]. Culturalmente non abbiamo ancora accettato una realtà scientifica: già dalla vita uterina il bambino è competente, consapevole ed in grado di interagire e assorbire esperienze. Pensiamo che di tutto quello che gli succede nel periodo della gestazione e subito dopo non si ricorderà niente, che è fatto solo di riflessi, non è formato, non è come noi, si dimenticherà. Invece l’abbandono (e l’istituzionalizzazione) creano enormi danni evolutivi alle reti neurali, allo sviluppo fisico, emotivo e mentale. Non si tratta di cosa ricorda razionalmente, ma di cosa ha vissuto sulla pelle. Spesso si tratta di danni che non sono quantificabili o visibili fino ad una certa età. Bisogna essere formati ed informati per fare la scelta di adottare. E nemmeno ridurre la disponibilità rispetto all’età del bambino che si adotta garantisce che entrare in relazione con lui sarà più facile, che il bambino sarà più sano e che avremo modo di plasmarlo a nostra immagine e somiglianza. Adottare significa accettare di accogliere una persona con una ferita profonda e sapere che si dovrà cambiare e farsi cambiare da quella persona e dalla sua ferita per esserle un giorno genitore e perchè quella persona DECIDA di esserci figlio.

E’ difficile da accettare per chi non sa cosa sia l’adozione, ma il bambino istituzionalizzato molto spesso è un piccolo alieno, molto diverso dai bambini che siamo abituati a vedere. Bimbi di 2 anni che pesano come bimbi di otto mesi (e non perchè non hanno cibo, ma perchè non hanno attenzioni), bimbi che per riuscire ad addormentarsi – visto che nessuno li culla – scuotono i loro corpi violentemente a destra e a sinistra o sbattono la testa al muro, bimbi che hanno smesso di piangere tanto nessuno risponde, bambini con lo sguardo spento, bambini così indipendenti ed autonomi da sembrare freddi robot… 

Adottare non è un’opzione fra le tante per avere un figlio.

L’adozione è bellissima, le risorse dei bambini sono infinite, non tutti i bimbi manifestano le difficoltà di cui sopra, e chi lo fa poi una volta in famiglia rifiorisce e guarisce nel corpo e  nell’anima. Ma resta il fatto che l’adozione è diversa. La scelta dell’adozione non è una scelta qualsiasi. Ci vogliono tante e tante energie, prima, durante e soprattutto dopo che si è diventati famiglia. E’ un lavoro duro e bellissimo, simile a quello dei genitori naturali. Ma è diverso. Poi ad un certo punto si diventa famiglia come le altre, ma non possiamo sapere quando questo avverrà.

Non è vero che basta l’amore. Non basta per nessuno, figuriamoci per i bimbi con un fardello pesante. I bambini adottivi hanno bisogno di genitori con gli occhi aperti, non sognatori che credono alla favola del vissero per sempre felici e contenti ma gente consapevole del duro lavoro che li aspetta. L’adozione non è un’alternativa alla pma, e certamente non può essere l’ultima scelta, un ripiego laddove niente altro abbia funzionato. All’adozione si deve arrivare avendo messo una certa distanza fra il nostro sè che desiderava concepire un piccolo frugoletto identico a noi e il nuovo sè che desidera accogliere un figlio che porta con sè un bagaglio di diversità. 

L’adozione per alcuni è un’alternativa, per i genitori adottivi è l’unica alternativa. 

By | 2019-05-26T12:38:11+00:00 26 marzo 2019|Adozione, Riflessioni|0 Commenti