Ricetta di Ellie

Sul mio blog c’è una finestra dal titolo “La Ricetta“. Se ci entrate dentro trovate questo post, scritto il 26 giugno 2013, un giorno come un altro della mia Ricerca.

Ballate, come se nessuno vi guardasse

Questa frase me l’hanno regalata…e io la regalo a voi Cercatrici, a tutte voi che come me a volte pensate di aver perso la strada…che come me lasciate passare i mesi guardando in su, scrutando il cielo in attesa di scorgere le candide ali della Cicogna….questa è per Noi:

“…E ricordate che il tempo non aspetta nessuno. 
Allora, smettete di aspettare di finire la scuola, di tornare a scuola, di perdere cinque chili, di prendere cinque chili, di avere dei figli, di vederli andare via di casa. Smettete di aspettare di cominciare a lavorare, di andare in pensione, di sposarvi e di divorziare. Smettete di aspettare il venerdì sera, la domenica mattina, di avere una nuova macchina o una nuova casa. Smettete di aspettare la primavera, l’estate, l’autunno, l’inverno. Smettete di aspettare di lasciare questa vita, di rinascere nuovamente e decidete che non c’è momento migliore per essere felici che il momento presente. La felicità e le gioie della vita non sono delle mete, ma un viaggio. Un pensiero per oggi: lavorate, come se non aveste bisogno di soldi; amate, come se non doveste mai soffrire; ballate, come se nessuno vi guardasse. ” ~ Alfred Souza

E’ difficile..ma vale la pena provarci..   

 

Eccola qua, la mia ricetta. L’unica chiave che è riuscita a far scattare la serratura del mio cuore e della mia anima, tirandomi fuori dalla palude dove mi ero impantanata. Perché la Ricerca può diventare una palude immobile e insidiosa, che ad ogni passo ci risucchia e ci imprigiona nella nostra personale ragnatela di fallimenti, pensieri negativi, depressione. Una palude dove ci spingiamo da sole, allontanando spesso i nostri compagni che ci guardano impotenti e spaventati.

Io ci sono stata un po’ nella mia palude, tre anni di Ricerca, tre anni scanditi dall’alternarsi di attesa e delusione, ogni mese la speranza, ogni mese il fallimento.

E i medici, i controlli, gli esami, le cure, in un percorso a ostacoli dove tutto il resto della vita sparisce, non esiste più, perché tutto è meno importante di quell’unica cosa che non c’è, un figlio. Sapevo che non era giusto, ma potevo solo andare avanti per quella strada, non ne trovavo altre dentro di me.

Poi quella frase. L’ho letta e l’ho riletta. Parlava di me.

La vita di una Cercatrice di Cicogna è proprio così: aspetti.

Aspetti l’ovulazione, aspetti i giorni giusti, aspetti il ciclo, aspetti che la cura faccia effetto, aspetti l’appuntamento con quel dottore famoso, aspetti l’intervento risolutivo, aspetti il colloquio con la clinica per la fecondazione, e così via. Aspetti il prossimo mese, il prossimo tentativo, il prossimo Natale quando forse sarete in tre, la prossima estate quando forse avrai il pancione.

E mentre aspetti ti perdi la vita. Ti dimentichi letteralmente di vivere, tanto sei concentrata ad aspettare l’arrivo di un test positivo.

Decidere che non c’è momento migliore per essere felici che il momento presente. All’inizio mi sembrava una specie di presa in giro.

Decidi di essere felice senza un figlio, questo mi voleva dire la frase.

Decidi di essere felice così come sei, una terra infertile, un albero che non dà frutti. Solo pensarci mi faceva male.

Ma poi ho raccolto la provocazione.

Se la felicità e le gioie della vita non sono delle mete, ma un viaggio, allora voglio che il mio viaggio sia il più bello possibile, ho detto. Me lo voglio godere, questo viaggio. Lo voglio rendere speciale, perché questa vita è l’unica che ho, o per lo meno l’unica di cui avrò memoria. E’ la mia occasione, mi è stata donata, e non posso sprecarla essendo infelice.

Come si fa? Per prima cosa ci si guarda intorno, per una volta non ci si ricorda di quello che non c’è (che tanto lo sappiamo benissimo) e si fa il conto di quello che invece c’è. Un uomo speciale che mi ha scelta e mi ama così come sono, indipendentemente se lo renderò padre. Una famiglia un po’ disastrata, ma che con amore mi ha reso quello che sono. Un lavoro. Una casetta dove abbracciarci e guardare i film la domenica sera d’inverno. Un amico a quattro zampe che mi aspetta felice quando torno a casa. Una città che mi ha adottato e regalato tanto. E poi anche altro: dolci fatti in casa, libri, gite in motorino, serate con gli amici, coccole, risate.

Da questo si riparte.

E l’infertilità dove la mettiamo? La mettiamo a frutto. Diventerà il punto di partenza per creare qualcosa. Da lei nascerà un blog, per esempio, e poi nasceranno nuove amicizie, nascerà una rete di sostegno e contatti e aiuto.

Facciamo sì che l’Infertilità diventi terreno fertile, che questa esperienza sia d’aiuto ad altre Cercatrici, incoraggiamo altre donne che attraversano la palude, e scopriamo che così facendo il cuore si apre, l’anima si alleggerisce, e tutto, anche la sofferenza, assume significato.  

Non ho smesso di Cercare, anzi, la Ricerca è proseguita su più fronti, animata da un nuovo slancio, da una grande convinzione. Però mentre cercavo ho tentato con tutta me stessa di Onorare la mia Vita, di non darla per scontata, di non sminuire la sua bellezza e il suo valore.

La Ricerca un bel giorno ci ha portati a incontrare la strada di nostro figlio, e da quel momento la nostra vita è cambiata.

Adesso siamo genitori come tutti gli altri, non più Cercatori.

Nostro figlio non è più speciale degli altri solo perché è stato tanto cercato e desiderato.

Però io so che la palude ha lasciato il segno, e che ha marchiato per sempre le nostre anime. La Ricerca ci ha permesso di diventare forti, fortissimi, ci ha fatto scavare nei nostri cuori, mettere in discussione tutto, perfino il nostro Amore.

E io la ringrazio per questo. Perché il non aver ceduto alla palude, l’esser riusciti IN QUEL MOMENTO a trasformare la sofferenza in qualcosa di buono e di prezioso ci ha reso persone diverse e migliori e so che tutto è avvenuto per un motivo.

Che poi è l’unica cosa che conta: dare un senso alle cose che accadono nella nostra vita ed esserne i protagonisti consapevoli in ogni momento.

 


Sono Ellie, nata a Roma nel 1982 e “adottata” dalla Toscana dove vivo da dodici anni, per lavoro ma soprattutto per Amore…qui ho incontrato Carl, mio marito, e qui abbiamo messo radici. Quando la nostra ricerca di un figlio è diventata La Ricerca, ho deciso di aprire un blog (cicogna…ti 6 persa!!!)per condividere questo percorso con altre Cercatrici.

Dopo qualche anno di tentativi infruttuosi di allargare la famiglia ho scoperto che la causa della mia infertilità era l’endometriosi, malattia quasi sconosciuta fino a poco tempo fa, della quale ancora non si conoscono le cause nè la cura. Dopo un intervento e poco prima di iniziare con la Pma la nostra Cicogna ha finalmente ritrovato la strada, ed è arrivato Cesare. E l’avventura continua……
By | 2018-03-27T17:08:10+00:00 24 novembre 2015|Ricette di vita fertile|3 Comments