Nel giorno del lutto perinatale

Home | Infertilità e Adozione | Riflessioni | Nel giorno del lutto perinatale

Nel giorno del lutto perinatale, io ripenso alla mia piccola Angelica, così ho chiamato l’anima coraggiosa che ha deciso di venire ad abitare per un po’ nel mio utero, pur sapendo che avrebbe dovuto andarsene presto, che non avrei potuto portarla in questo mondo. Io sono una mamma fortunata, un solo lutto, un solo aborto spontaneo, una morte che non è morte per nessuno, perché era solo un mucchio di cellule a dodici settimane di gravidanza, una semplice operazione indolore per liberarmi del suo corpo morto, che io avrei desiderato custodire per sempre. Sarà per questo – per essere stata così fortunata – per essere stata solo lievemente sfiorata dalla sua vita e dalla sua morte, che sono riuscita a lasciarla andare per tornare parte dell’universo?

La vita lascia un segno, per quanto breve sia il tempo che le è concesso di manifestarsi. Dopo di lei ho fatto un altro tentativo di fecondazione artificiale, al fallimento del quale ho deciso che in quel modo non volevo più fare, in quel posto non volevo più cercare. Con lei il percorso della PMA si è chiuso, né il mio corpo né la mia mente mi hanno mai più spinto in quella direzione.

Lei se n’è andata perché io potessi aprirmi ad una nuova via, muovermi in una nuova direzione. Lei sarà sempre la sorella del figlio che verrà, al quale siamo legati da un filo rosso invisibile. Lei mi ha lasciato perché io lasciassi andare il mio desiderio di un figlio biologico. La vedo così, me la spiego così. Lei vuole che noi andiamo a prendere suo fratello, che ha bisogno di noi come noi abbiamo desiderio di lui.

Nel giorno del lutto perinatale, io celebro la vita. Quella che nasce, alla quale partecipo e che accolgo senza che passi dal mio utero: ieri infatti è nata la bambina di una coppia di persone che ha scelto di fare con me il percorso di accompagnamento prenatale. La morte di Angelica per me ha avuto un suo senso, se oggi mi consente di essere presente e di sostenere una coppia ad arrivare alla nascita con preparazione, consapevolezza e serenità. Mi sento bene, nella certezza che lei sarebbe orgogliosa di me, e di quello che faccio per questi bambini. Il tempo vuoto della mia vita si è riempito di tante cose, cara Angelica, una di quelle è l’amore per un periodo della vita così delicato ma così potente: il perinatale.

La tua mamma è felice che quella (piccola) parte che ha nella storia di nascita di una famiglia abbia un effetto positivo, che le famiglie sentano che ha un effetto positivo.

La nascita va onorata e accolta, quando c’è. La vita non è mai perfetta o ideale, e la storia di una vita che nasce può prendere infinite strade anche a fondo chiuso, ma questa è secondo me una ragione in più per celebrarla.

Al dolore che segue il lutto perinatale non ci si può sottrarre, si paga lo scotto di aver amato e di avere nella carne, in ogni singola cellula, l’impronta indelebile del passaggio di una esistenza. 

Non è facile né immediato saper attraversare un dolore del genere, e ognuno ha il diritto di trovare il proprio modo di accoglierlo. La mia Angelica non c’è più e per me non è in cielo, non è un angelo e non è su una nuvoletta. Come si nasce, così si muore. La morte perinatale ha il potere di sottrarre dei bambini alle loro famiglie, ma non potrà mai sottrarre il senso e il valore che le loro vite, più o meno brevi, hanno generato in chi resta. 

Nel giorno del lutto perinatale ho deciso di non ricordare Angelica con un rituale, ma di regalarle la mia voglia di accudire la vita. Quella che arriverà da lontano, col percorso adottivo intrapreso, e anche quella nella pancia altrui, che ora respira a pieni polmoni in braccio alla sua mamma. 

By | 2018-10-15T14:22:56+00:00 15 ottobre 2018|Riflessioni|0 Commenti