Sarà proprio vero che il multitasking esiste? E se esiste e funziona per migliorare le prestazioni lavorative, è vero che può essere utilizzato anche nella vita quotidiana di noi donne moderne?

Per un pò il multitasking ha costituito la frontiera dell’efficienza e la risposta alle sfide della vita moderna. E invece no. Qualche ricercatore comincia a metterci in guardia contro gli effetti collaterali del multitasking, insieme a molti operatori della salute e del benessere psico-fisico. Fare troppe cose nello stesso intervallo di tempo significa farle in maniera inefficente e senza aver il tempo di capitalizzare le lezioni apprese in corso d’opera. Fare cose non è più importante di COME le si fanno.

Spingere, incastrare, tirare, mettere toppe e incollare pezzi alla rinfusa è diventato sinonimo di vivere. Arrivare a sera con la sensazione di essere sopravvissuta a un altro giorno è purtroppo oggi la normalità, invece che l’eccezione.

Col multitasking si sta a galla, non si naviga con soddisfazione e col vento in poppa. Dovrebbe essere una strategia di sopravvivenza in specifiche situazioni di emergenza, non diventare uno stile di vita, nè tantomeno uno standard di riferimento cui ambire. Il cervello umano non è programmato per processare troppe funzioni simultaneamente, soprattutto è impossibile farlo mantendo una performance di qualità, e per di più è improbabile farlo per un periodo di tempo troppo lungo.

Se lo stress di avere troppe cose da fare persiste per un eccessivo lasso di tempo, si deprimono le difese immunitarie e ci si ammala più spesso. Avresti bisogno di tempo per te, eppure anche quei pochi minuti/ore per te sono meno soddisfacenti, perchè non sono scelti, ma elemosinati, implorati per riprenderti dalla fatica, non per godere pienamente di te stesso e delle cose/persone che ami.

La mindfulness si oppone al multitasking, e propone, con un minimo impegno giornaliero, di trasformare il tuo stile di vita, di aiutarti a riaggiustare il tiro e la lista delle priorità. Promesso: niente ritiri spirituali, niente di complicato o di strano (non troppo, almeno) e soprattutto niente che ti costringa a essere chi non sei.

Ti è mai capitato di sentirti costretto, ingabbiato dalle attività quotidiane, quali lavoro, famiglia, impegni e ruoli sociali, a tal punto da non riuscire ad avere tempo per te stesso? Il tempo ti sembra spesso gestito e organizzato da altri, non senti di avere alcun controllo, nè la possibilità di cambiare come viaggia e con che ritmo ti incalza la vita.

Alternative? Ci sono gli interventi una tantum, le vacanze estive e la settimana bianca, c’è il coupon di Groupon per una giornata di relax presso un salone di bellezzaCi sono le cene fuori, il cinema, il teatro… Oppure puoi scegliere interventi più drastici, come darti a pratiche ascetiche e meditare ogni giorno per ore.

Qualcosa di più definitivo? Puoi lasciare il lavoro, o meglio ancora, sparire per un giro del mondo con un biglietto di sola andata. Fattibilità? Prossima allo zero. E anche le cose fattibili forse non ti danno più la soddisfazione che ti davano una volta.

Oppure puoi sempre aspettare fiduciosa che le cose cambino e che naturalmente i ritmi si allineino con l’universo e magicamente tu riprenda a respirare. A volte funziona, a volte no.

Nel corso della vita hai sicuramente sviluppato le tue strategie di gestione degli imprevisti e delle routine quotidiane, i tuoi spazi di relax, i tuoi modi di ritrovare l’equilibrio mentale e fisico, ma in genere si tratta di cose che richiedono tempo, soldi, impegno. E’ qualcosa che fai, in tempi, modi e luoghi diversi da quelli della vita quotidiana. La mindfulness propone qualcosa di rivoluzionario.

La soluzione più radicale è rimanere dove si è, imparando a farlo in un modo diverso. Rimanere dove si è, senza cercare di cambiare nulla e senza estraniarsi.

La nostra vita spesso è a somma zero: le cose che facciamo assorbono tutte le nostre energie, dunque andiamo alla ricerca di altre cose da fare, cose che ci riempiano di nuovo di energie. Oppure cose che ci distraggano, che ci offrano l’illusione che la nostra vita indaffarata e stressante non esista, che allontanarci un pochino dalla realtà faccia una qualche differenza a lungo termine. 

E se invece smettessimo di pensare che per compensare i problemi che il nostro “fare” ci comporta dobbiamo “fare” altre cose?

E se la soluzione fosse che dobbiamo “essere” diversamente con le cose che facciamo e che viviamo? E se avessimo dentro di noi tutto ciò di cui abbiamo bisogno per farlo? 

La meditazione, afferma Jon Kabatt-Zinn, “non è estraniarsi dal mondo. Significa vedere le cose chiaramente e assumere deliberatamente posizioni diverse rispetto ad esse“.

Meditare spesso è confuso con il rilassamento, o con uno stato da raggiungere, ma in realtà la meditazione non comporta sensazioni speciali, bensì la percezione di ciò che si prova. E’ vero che uno degli effetti della meditazione è il rilassamento, ma la meditazione non ha come obiettivo il rilassamento.

In effetti, la meditazione non ha un obiettivo. Altrimenti diventerebbe un’altra tecnica della dimensione del “fare”, che significherebbe che c’è chi è più bravo e chi è meno bravo, chi è portato e chi è negato, e che è possibile misurare gli effetti della meditazione. Niente di tutto questo.

Essere nella nostra pelle, momento per momento, senza giudicare e intenzionalmente accettando quello che proviene dal corpo e dalla mente vuol dire meditare. 

Ma come si fa? La prima cosa è prestare attenzione consapevole al respiro, come spiego in un altro post. Del resto, la mindfulness va fatta, non va spiegata. E’ una tecnica che si occupa del corpo, della mente e della dimensione emotiva dell’esistenza. Se senti di volerne sapere di più cerca un centro o un professionista che la usa, e prova. Io stessa la uso nella mia pratica, come psicologa ed educatrice prenatale, e posso dire che funziona.

Spero che questo post ti abbia dato la motivazione per approfondire l’argomento. Se nel frattempo vuoi spegnere qualcuno dei tasks del tuo personale multitasking, togli la suoneria e la vibrazione alle notifiche del cellulare, e goditi una giornata senza il costante stress del mondo virtuale. Potrebbe valerne la pena.

P.S. Ti potrebbe interessare anche un altro mio post, dal titolo “Mindfulness: Assaporare la vita con l’uva passa“. Al termine troverai alcuni link utili per iniziare a scoprire questa meravigliosa pratica.