Multitasking e mindfulness

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La capacità di occuparsi di diverse attività in contemporanea viene chiamata multitasking. Se per alcuni il multitasking è una qualità di cui andare orgogliosi, per altri è un’imposizione a cui ci si adegua per mancanza di alternative e per via dei molti doveri e impegni quotidiani. Su molte riviste scientifiche si discute di chi sia più multitasking, con le donne che, pur distrutte dallo stress e dalla solitudine dell’Era moderna, escono dal confronto con gli uomini come tante WonderWoman della porta accanto. L’avvento di internet e della tecnologia disponibile h24 ci fa essere tutti (o pensare di essere) multitasking. Ma sarà proprio vero che il multitasking esiste?

Mutuato dal linguaggio informatico, il concetto di multitasking ha costituito per qualche decennio la frontiera dell’efficienza e la risposta alle sfide della vita moderna. A dimostrarne invece l’inefficacia è, tra gli altri, Earl Miller, ricercatore del MIT. Secondo Miller il multitasking non esiste, non è compatibile con i principi di funzionamento della mente umana. E’ possibile invece fare il task-switching, ossia il saltare velocemente da un’attività all’altra. Al task switching si accompagna però un elevato costo in termini cognitivi.

Sono diversi gli articoli scientifici che oggi ci mettono in guardia sugli effetti collaterali del multitasking (o task switching): il sovraccarico cognitivo genera una cronica mancanza di concentrazione, ci rende meno capaci di pensiero critico, più suscettibili all’errore, per non parlare del fatto che siamo meno produttivi. Insomma, la mente ci inganna, ci fa sentire più efficienti quando in realtà non lo siamo affatto. Nel multitasking, portare a termine cose diviene più importante di COME le si fanno e di COSA si apprende, si vive e si percepisce nel farle. Il task switching poi non dovrebbe mai coinvolgere la dimensione emotiva e relazionale della vita, che richiede invece presenza fisica, tempi dilatati e inerzia (saper stare fermi senza far altro che vivere la relazione). 

E’ importante e utile che alcune funzioni siano automatiche, soprattutto quelle collegate a funzioni fisiologiche come respirare e mangiare, e quelle relative ad attività ripetitive come lavarsi i denti, vestirsi o prepararsi una tazza di tè. Grazie a questa automazione delle attività cognitive e motorie puoi camminare riuscendo a portare avanti una conversazione con un’amica mentre con occhio di falco controlli tuo figlio piccolo che gioca nel parco, magari rispondendo ad una serie di comunicazioni dal gruppo whatsapp delle colleghe mamme per i compiti del giorno dopo del figlio grande. 

Allora, perchè il multitasking è un problema? Perchè il cervello si abitua ad avere poco da fare e per breve tempo, si annoia quando non ha abbastanza stimolazione, e anche quando le attività in cui è impegnato richiedono attenzione completa e prolungata nel tempo. Inoltre, a causa della ridotta concentrazione, memoria e attenzione, è più difficile imparare cose nuove, non si può cambiare strategia di azione o trovare soluzioni creative

In generale, col multitasking si sta a galla, non si naviga con soddisfazione e col vento in poppa. Dovrebbe essere una strategia di sopravvivenza in specifiche situazioni di emergenza: il cervello umano non è programmato per processare troppe funzioni simultaneamente e a lungo, se non generando stress e ansia.

Lo stress prolungato deprime le difese immunitarie e ti ammali più facilmente. Avresti bisogno di tempo per te, eppure anche quei pochi momenti sono meno soddisfacenti, perchè non sono scelti, ma elemosinati, implorati per riprenderti dalla fatica, non per godere pienamente di te stesso e delle cose/persone che ami. 

Alternative? Ci sono gli interventi una tantum, le vacanze estive e la settimana bianca, c’è il coupon regalo per una giornata di relax presso un salone di bellezza, ci sono le cene fuori, il cinema, il teatro. Questi sono interventi tappa-buchi, non realmente risolutivi nel lungo periodo. Si tratta di cose che fai in tempi, modi e luoghi diversi da quelli della vita quotidiana. La mindfulness propone qualcosa di diverso e rivoluzionario.

La soluzione più radicale è rimanere dove si è, imparando a farlo in un modo diverso. Rimanere dove si è, senza cercare di cambiare nulla e senza estraniarsi. La presenza (fisica e mentale) è l’antidoto al costante non essere realmente con nessuno e da nessuna parte, tipico del multitasking.

Invece di pensare che per compensare i problemi che il tuo “fare” comporta devi “fare” altre cose, potresti occuparti della dimensione esistenziale ed essenziale della tua vita. Se la soluzione fosse che devi “essere” diversamente con le cose che fai e che vivi?

La meditazione, afferma Jon Kabatt-Zinn, “non è estraniarsi dal mondo. Significa vedere le cose chiaramente e assumere deliberatamente posizioni diverse rispetto ad esse“. 

Meditazione vuol dire semplicemente stare nella tua pelle, momento per momento, intenzionalmente notando quello che proviene dal corpo e dalla mente senza giudicarlo o volerlo modificare. E scegliendo cosa vuoi fare, invece di essere trascinato dalla corrente.

Con mindfulness si può essere indaffarati e si può pure continuare a fare task switching. Ma in modo diverso.

Come? Difficile sintetizzare, ma potresti cominciare dal prestare attenzione consapevole al respiro, come spiego più in dettaglio in questo post.  Per consentirti di provare la meditazione mindfulness, scarica qui un semplice esercizio. Non dire che non hai tempo, questo esercizio dura solo 3 minuti. Non hai scuse!

Se poi ti interessano degli audio, ne trovi uno in ognuno dei seguenti articoli del blog:

Buona pratica!

By | 2018-04-19T11:45:50+00:00 22 febbraio 2017|Ricette di vita fertile|0 Commenti