Lutto perinatale e rabbia: quando la vita scuote

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Molto piacere, io mi chiamo Erika, e tu?

Piacere mio, io sono Rabbia.

Qual buon vento ti porta qui?

Mah… io arrivo per una ragione precisa. Ti sto dicendo alcune cose, tuttavia temo che dovrai scoprirle da sola, non sono di molte parole. In compenso sono capace di suscitare grandi emozioni: fastidio, frustrazione, malessere…

Mmmh, ma sei sicura di essere nel posto giusto? Sai, io sarei in lutto. Ho questo dolore grande da trasformare, non so se mi resta spazio o tempo per curarmi di te e le tue follie.

Oh beh, io faccio parte della trasformazione! Quando scoprirai chi sono e cosa ti sto dicendo, un po’ di quel dolore troverà posto. Ti trasformerai anche grazie a me.

Santo cielo, ma perché mi tormenti? E va bene, l’hai voluto tu: adesso preparati perché te la dovrai vedere con me!

La Rabbia mi ha tenuta in scacco per molto tempo, perciò ho imparato a conoscerla, proprio come una compagna d’avventura, e dominarla, proprio come un’amica un po’ troppo ingombrante.

Prima ho cercato di capire quali fossero le sue occasioni preferite in cui manifestarsi, poi cosa mi stava dicendo, infine l’ho rimessa al suo posto 😉

 

Quando si presenta la Rabbia?

“Perché proprio a me? Quanto sono sfortunata!”, quando realizzo che a me è toccata una morte innaturale e ingiusta.

“Eh va beh! Ne farai un altro, in fondo sei giovane.”, quando il mio dolore è sminuito, banalizzato, incompreso.

“Eh lo so succede! Figurati, a me tre volte!”, quando dovrebbero capire, ma non capiscono lo stesso. Il mio dolore passa in secondo piano, continua a non avere valore.

“E’ nato! Ben tre chili e duecento grammi!”, quando agli altri va bene… a me invece è andata male. Che dolore atroce!

“Perché a loro sì e a me no?”, quando realizzo che forse è colpa mia. Che razza di madre partorisce morte?

 

Cosa mi sta dicendo veramente la Rabbia?

La Rabbia, con tutta la sua carica esplosiva, mi punzecchia e mi costringe a mostrare una reazione.

Mi sta dicendo che sono viva!

Che non sono disposta a rassegnarmi allo stato delle cose, che ancora ho energie da investire per trovare una soluzione, che non sono morta. Io sono ancora qui.

Caspita! Bel modo di scuotermi. Facendomi arrabbiare e detestare tutti? Me compresa?

Aspetta un secondo, adesso mi senti!

 

Cara Rabbia, come ti permetti?

Sfortunata io? Ma vedi che diavolo c’è in giro? La gente muore continuamente. Fin dalla notte dei tempi i bambini sono sempre morti anche nel grembo delle loro madri! Non sono io sfortunata, è la natura ad essere così. Lei avanza fra vita e morte. Intanto evolve, non te ne sei accorta?

Come puoi pretendere che le persone senza alcuna esperienza, di cosa significhi perdere un figlio durante la gravidanza, possano comprendere? Ma ti sei accorta di come oggi è vissuta la morte? Come un fallimento! E’ ovvio che non capiscano: come potrebbero?

Dovrebbero mettersi nei miei panni e riflettere sul valore di un figlio dentro il grembo della mamma. Dovrebbero dare un valore a quel figlio, ma come possono se non lo hanno mai visto? Potrebbero immaginare che potrebbe essere il loro… quello che hanno lì accanto. Poi pensare che avrebbero potuto non averlo. Capisci in quale dolore dovrebbero calarsi?

Un dolore enorme, tuttavia nemmeno paragonabile al mio. Però li capisco… anche io cambio canale quando incrocio realtà troppo difficili da sopportare. Anche se non sono la mia. Forse pretendo troppo aspettandomi che capiscano… Beh, facciamo così: scendiamo ad un compromesso. Purché accettino come dato di fatto che certe cose non vadano dette e imparino a non dirle, posso già sentirmi sollevata. Immagino che mi dovrò attivare per spiegare loro perché certe cose non vadano dette e quali altre dire o fare. Magari solo stare, ché il silenzio è d’oro.

Anche chi ci è passato non sempre riesce a comportarsi nel modo giusto, e come potrebbe? Chissà che mattone si porta nel cuore da chissà quanto tempo! Lo so, ancora una volta non c’è spazio per me. D’altra parte, anche loro forse non hanno mai avuto spazio per loro. Posso provare a condividere, magari faccio star meglio loro e forse starò meglio anche io. Dicono che condividere sia un toccasana per tutti!

E’ nato. L’ha aspettato anche lei per nove mesi ed è nato. Certo, potrebbe pensare che io stia soffrendo e potrebbe anche realizzare che non sia il massimo sbattermi in faccia la sua gioia! Eh… non tutti sono sensibili allo stesso modo. Dovrò farmene una ragione. E tu Rabbia, stai un po’ zitta! In alcune situazioni condividere non è possibile, nessuno di noi è perfetto. Ognuno di noi vive quel che sente di poter vivere. Vorrà dire che quando mi sentirò pronta, conoscerò questo nuovo bambino. Per ora posso raccontarle la verità, chissà che non serva anche a lei per capire quanto non sia affatto scontato ciò che sta vivendo.

Penso di dovermi rassegnare, sai? Non è colpa mia. A volte la natura è così. Però sono contenta, di far parte di questa natura attiva! Se nemmeno avessi provato ad avere un figlio, di sicuro quel figlio non avrebbe avuto alcuna occasione di vivere. Ci ho provato. Non potevamo saperlo prima. Non si sa mai prima. Va bene così.

Cara Rabbia, ho scoperto una cosa importante: io amo vivere. E vorrei vivere bene, meglio che posso! Grazie per questa chiacchierata. Sei ingombrante, ma ora so come tenerti a bada.

 

Erika Zerbini

By | 2018-03-27T17:07:59+00:00 15 maggio 2017|Guest post, Mondo perinatale|4 Comments