Lettera a una mamma

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Lettera a una mamma (da una non-mamma)

Forse vorresti avere del tempo per te, uscire con le amiche. Sentirti giovane e libera ancora una volta.

Forse vorresti indossare il tuo vestito bello e i tacchi, non jeans macchiati di latte rigurgitato e scarpe basse. Sentirti desiderabile ancora una volta.

Forse vorresti uscire con tuo marito, senza figli. Andare a cinema, al teatro, ai concerti. Sentirvi una coppia ancora una volta.

Forse vorresti avere tempo per una doccia e non sentirti in colpa se rimani fuori una notte per andare ad una conferenza. Sentirti padrona del tuo corpo e della tua mente.

Non giudicherò la tua vita, quando dici di non volerti lamentare ma ti fai scappare un: beata te, che sei libera e vivi una vita tranquilla.

A me, che non ho facoltà di disquisire dell’essere mamma ma vengo giudicata da tutti, anche da chi non sa cosa voglia dire essere una non-mamma, non è dato lamentarmi. Fare il genitore è il mestiere più massacrante di tutti. Ti capisco, hai bisogno di sfogarti un pò. Ti sorrido e ti ascolto. Hai certamente diritto di lamentarti. Tu però non fare l’errore di giudicare me e la mia vita.

Immagina che quello che hai in questo momento ti venisse tolto, all’istante. Niente più grida, pianti, lotte per uscire in tempo, disastri in casa e drammi perchè il biscotto lo vuole intero e se si è spezzato non lo mangia. Basta terrible twos e scenate nella corsia del supermercato. Basta notti insonni e giornate senza un attimo di respiro.

Ah, che pace!

Ma ti mancherebbero i sorrisi sdentati, i baci bagnati e i risvegli della domenica mattina nel lettone. Non so, sono cose così che immagino allietino la tua vita da mamma. Perchè non mi parli di queste cose? Qual’è la meraviglia dell’essere mamma? Se i tuoi figli sparissero adesso, cosa ti mancherebbe di più? Lo so che ti viene da piangere solo a pensarci.

Allora lasciami dire che, se per magia adesso tu disponessi della tua “vita di prima“, di tutto il tempo, i vestiti e le scarpe col tacco, le uscite, i viaggi e le possibilità che avresti non te ne faresti niente. Non sei più quella persona là e non tornerai mai più ad esserlo. La vita va sempre e solo avanti, indietro mai. 

Potrei sbagliarmi, ma se fossi come me passeresti parte del tempo a chiederti “perchè io no?”. Gli svaghi e gli hobby di una volta ti attirererebbero sempre meno, ti sentiresti sola anche in mezzo ad una folla di individui, vivresti una perenne sindrome dell’arto mancante.

Saresti vuota senza che ti mancasse niente.

Un’altra parte del tuo tempo la impiegheresti a cercare di sentirti bene con te stessa, a smettere di essere triste e arrabbiata. E ci riusciresti anche, prima o poi.

Ma nel tempo essere l’unica mosca bianca, quella che non ha una famiglia mentre TUTTI se ne fanno una e cominciano a vivere una vita diversa, non sarebbe facile. E troveresti sempre qualcuno che ti guarda con pietà, perchè pensa che una donna senza figli non sia completa e non possa mai essere felice. Senza provare l’emozione del parto, della nascita di una nuova vita, come potresti?

E troveresti però anche qualcuno che sosterrà che una donna non debba diventare mamma per sentirsi realizzata. Può fare molto altro e può fare certamente anche a meno dei figli. Facile fare i moderni con l’infertilità altrui. Loro avranno la possibilità di scelta che a te è stata negata. Faranno gli illuminati, parlando di quando alle donne senza figli si riservava ostracismo sociale e vergogna. E ti sorrideranno bonari, che per fortuna per te, donna, al giorno d’oggi non è più così. Che fortuna.

Un giorno potrebbe spezzartisi il cuore, perchè tua madre pensa di essere responsabile di averti fatta così – infertile – e si scuserà con te per questo. La tua disfunzionalità getterebbe un’ombra tutto intorno a te, nella tua famiglia nessuno sarebbe dispensato dal fare i conti, in qualche modo, con la tua infertilità. Come tuo fratello, che magari riuscirebbe ad avere figli e tirerebbe un sospiro di sollievo: la difettosa sei solo tu, e lui potrà smettere di preoccuparsi di aver ereditato la tua stessa malattia.

Certo, che esagerata che sono. Sbatterti in faccia la mia vita per farti sentire in colpa di un tuo momento di debolezza. Scusami, non volevo. So che tu desidereresti solamente di prenderti una pausa, e poterti lamentare senza dover far attenzione a non urtare i miei sentimenti. Allora facciamo così, io ti perdono per quel pensiero, per quella battuta sfortunata. So che non ha a che vedere con me ma con la tua fatica fisica e lo stress di essere mamma. Ma tu la prossima volta fai un respiro profondo e prima di parlare ripetiti mentalmente, più e più volte “beata me!”.

Ognuno ha la vita che ha e con quella si deve misurare. Non desiderare la mia, e io farò lo stesso con la tua.

By | 2018-11-27T15:09:03+00:00 27 novembre 2018|La mia PMA, Riflessioni|0 Commenti