La trappola dei perchè

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Avevo detto che non lo avrei fatto. Che non sarei caduta nella trappola dei perchè. E invece…

Perchè tutti quegli anni di studio e di lavoro, se non per crescere come persona ed essere pronta ad accogliere una nuova vita? Ho preparato per anni un nido accogliente, nella mente e nel cuore. Ma nella realtà quel nido è rimasto vuoto.

Perchè scegliere di essere indipendente, forte, di rialzarmi ad ogni caduta, di provare, provare, provare, se il mio sogno non si realizzerà mai? La mia vita oggi mi sembra vuota ed insensata.

Perchè abbandonare la mia amata e odiata patria, vivere da perenne straniera in terre che non mi appartengono, se non per dare la possibilità ai miei figli di vivere come “cittadini del mondo”? Oggi vivo lontana da casa, rischiando di non poter essere vicino alla mia famiglia nei momenti di difficoltà, quando avranno bisogno di me.

Perchè essere riuscita a trasformare la mia vita, aver conquistato con coraggio e perseveranza traguardi professionali soddisfacenti, se non per assicurare il meglio alla mia famiglia? Mi vedo già vecchia e sola.

Perchè tutto questo se nessuno porterà avanti quanto ho cercato di fare nella vita? I miei sforzi, le mie lotte e quello che ho creato finiranno con me.

Cosa ci faccio in questo posto freddo e senza cuore, di una bellezza così glaciale che mi ruba l’anima?

Sono veramente come la fenice? Risorgerò di nuovo e mi salverò da questa casa in fiamme?

Sento un’inconfondibile odore di bruciato, è un odore nauseabondo, che si leva dalle mie stesse carni. La mia pelle si squama, come un serpente durante la muta. La carne e il sangue pulsano, per poco, prima di morire, mentre la motivazione e la determinazione del passato si sciolgono nel fuoco che divampa e divora tutto.

E’ nella natura delle cose che qualcosa muoia per dare vita a qualcos’altro, ma la mia nuova vita, la mia nuova pelle, non è pronta. Il meccanismo si è inceppato. Datemi ancora un pò di tempo!

Il fuoco smette di bruciare. Giaccio, nuda e rinsecchita, come morta, eppure privata dell’abbandono e della pace che la morte porta con sè. Una morta che continua a patire il supplizio della vita, intrappolata in un limbo grigio e senza speranza, dove i giorni si susseguono inutilmente. Tutti uguali.

Mi sembra che niente della mia vita precedente a questo momento abbia senso, e niente del mio futuro mi attrae più.

mindfulness

Non è questione di lasciar andare – lo faresti se potessi. Invece di “lascia andare”, dovresti probabilmente dire “lascia che sia”.

Da quando ho saputo del fallimento della mia seconda eterologa (qui e qui trovi due post su questa esperienza), il risveglio è il momento più duro della giornata. Oggi ho voluto catturarne l’essenza, perchè, anche se mi rendo conto che io non sono solo questo momento di sconforto e rabbia, esso esiste, e io voglio dargli spazio.

So che stare con i brutti pensieri è il modo migliore per lasciarli andare. Se tentassi di farli andare via prima ancora di averli accolti e osservati, essi tornerebbero e ancora tornerebbero. E io non avrei pace.

Io non sono solo i miei pensieri, essi sono ospiti nella mia casa, e anche se ospiti poco graditi, ho il dovere di essere gentile con loro. Perchè voglio essere gentile con me stessa. Rifocillati e coccolati, i brutti pensieri se ne andranno, ed io avrò spazio nella mia casa per i pensieri belli e le emozioni positive. E forse una nuova motivazione.

By | 2018-06-28T15:29:20+00:00 7 novembre 2015|La mia PMA|6 Comments