La speranza è l’ultima a morire… [PMA #4]

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…ciò non significa che la speranza sia immortale, che vivrà per sempre. La saggezza popolare dice solo che è l’ultima a morire.

Oggi avrei voluto scrivere questo post, e invece mi sono persa dietro ad altro, pubblicando un’altra cosa nella categoria “Mondo Perinatale(è la sezione del blog che si occupa di sostegno in gravidanza e parto, cui peraltro tengo molto).

Forse sto evitando il confronto con la realtà. E poi a me riesce difficile scrivere di ciò che mi succede, quando mi succede.

Sono una da riflessione profonda, sì, ma lenta lenta.

Ci sarà un motivo se ci ho messo quasi sei anni a decidermi ad aprire questo blog! :mrgreen: 

Sono al computer, è tardissimo. Mr. Introverso dorme già, ma io non ho sonno, sto qui a pensare che la speranza è l’ultima a morire.

E forse è moribonda. E domani potrebbe essere morta e stecchita.

Penso che presto dovrò fare i conti con l’ennesimo fallimento.

Ho deciso (ma si sa, mi piace anche cambiare idea, quindi non prendetemi troppo sul serio) che questo sarebbe stato l’ultimo tentativo di eterologa. L’attesa, dunque, è grave. E’ pregnante, direbbe la mia professoressa di italiano del liceo.

La referente del centro che mi ha assistita in questa avventura, il giorno del transfer mi ha detto entusiasta “questi embrioni si arrampicano sui muri!“, intendendo dire che avevano retto benissimo lo scongelamente ed erano pronti ad attecchire ad un utero (e speriamo non perdano tutta la loro energia a contatto con il mio di utero, che non è troppo ospitale). Mi ha fatto piacere la sua attitudine positiva, e anche quella dell’embriologa che mi ha mostrato come le nostre bellissime blastocisti avessero già cominciato a “schiudersi” e fossero in una fase che normalmente raggiungono al momento dell’impianto sulle pareti dell’endometrio.

D’altra parte, dopo l’aborto alla decima settimana di quest’estate, sono rimasta più controllata. Anche l’altra volta gli embrioni erano meravigliosi, eppure…

Chissà forse sono io che non fornisco loro un ambiente adatto per crescere.

L’attesa per la conferma della gravidanza è quasi finita. E’ un’attesa ovattata.

Se fosse un suono sarebbe una melanconica ninnananna su disco di vinile e grammofono dei primi del Novecento.

Se fosse un quadro sarebbe un paesaggio sbiadito, fatto di colori pastello dalle tinte bigie.

Il positivo della volta scorsa l’ho sbandierato ai quattro venti, ho persino aperto un gruppo su whattsapp per registrare giornalmente sensazioni e dettagli di ogni genere. Una decina fra parenti ed amici che potevano ricevere un bollettino del “meteo nausea” ad aggiornamenti costanti. Sono contenta di averla vissuta così. Non cambierei una virgola di quello che ho fatto.

Ma questa volta è diverso. E meno male. Se non fossi cambiata, ed avessi imparato nuovi modi di essere me stessa in relazione alle cose che mi sono successe nella vita, probabilmente non avrei avuto modo di crescere e forse mi sarei arresa. In fondo si tratta di evoluzione naturale: non sopravvive il più forte, o il più intelligente, ma l’individuo più in grado di adattarsi ai cambiamenti. 

Quindi, il cambiamento ci deve essere. E c’è stato. Oggi lo analizzo meno e lo vivo di più. Lascio fare alle mie sensazioni ed emozioni, perchè penso che se sono sopravvissuta finora, mi posso fidare di me stessa. O almeno spero. Non si sa mai, magari domani mi sveglio depressa e cinica, vuota e infertile in ogni senso, non solo quello biologico.

Ma oggi, se ancora la speranza c’è, ci sono anche sensazioni negative. Nessun doloretto alla pancia, il seno non dà segnali alcuni, non sono stanca, anzi non dormo molto per la verità. E non è da me, giuro. Io ho sempre dormito, è una delle cose belle che la vita mi ha regalato. Il poter dormire, sempre e comunque.

Questa assenza di sensazioni mi ha un pò spiazzata, così mi sono svegliata mercoledi mattina e mi sono ritrovata con un vecchio test di gravidanza canadese tra le mani. Io che praticamente avrò usato i test di gravidanza una o due volte in tutti questi anni…

Un test di gravidanza! Anzi due!

Mercoledì: negativo. Giovedi: negativo.

Ho deciso che non anticiperò l’esame del sangue e vivrò nel mio limbo fino a lunedi, giorno fissato per le beta. Domenica è il compleanno di mio fratello, e non vorrei rovinarmelo con una notizia negativa. Come dicevo poco sopra, se negativo sarà, sara IL NEGATIVO per eccellenza. Non ho intenzione di sottopormi a questa procedura un’altra volta. Come dicevo in un altro post riguardo al saper “lasciar andare”, credo che ci sia un tempo per tutto.

C’è un tempo per combattere contro i mulini a vento, e un tempo per tornare a casa al focolare e leccarsi le ferite.

C’è un tempo per la semina ed uno per il raccolto. Non è più tempo di semina, e se non sarà quello del raccolto, vorrà dire che troverò un altro campo da rendere fertile.

C’è un tempo per resistere ed uno per arrendersi. Quando sai di aver fatto del tuo meglio e di non uscirne sconfitta nel cuore, puoi lasciare il campo di gioco. 

Mi sembra di sentire gli applausi dal campo in lontananza. Carmen, hai giocato una gran partita, sii orgogliosa di te stessa. 

By | 2018-06-28T15:19:57+00:00 23 ottobre 2015|La mia PMA|3 Comments