La nascita di Bianca

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La Nascita di Bianca

Bianca è nata da poco più di due mesi, niente è andato come me l’aspettavo, poco come desideravo, ma è stato meraviglioso e sento pertanto di voler scrivere e condividere la mia storia. Una storia di parto positivo, perché anche se ho affrontato un cesareo non programmato, e non è stato un cesareo “dolce”, di quelli che leggevo sul gruppo di Hypnobirthing, è stato il mio parto.

Arrivavo da una gravidanza non facile, con molte visite mediche e ulteriori controlli per il diabete gestazionale, un trasloco con rimpatrio in Italia dopo più di 10 anni all’estero e una vita da reinventare; io sono stata benissimo tutte le 38 settimane, nonostante certi medici e certi protocolli e un sistema sanitario al quale non ero più abituata.

Bianca stava per arrivare, da tanto la desideravamo, io ero al settimo cielo e mi preparavo al meglio ad accoglierla.

In questo percorso di nascita Carmen ci ha affiancato fin da subito, con lei avevo precedentemente scoperto la mindfulness, lo stare nel qui e ora, godere del momento felice, e saper stare in quello più triste o difficile, sin da subito l’Hypnobirthing mi è piaciuto, lo sentivo come il mio modo di vivere la gravidanza e la nascita e mio marito ha supportato in pieno questa scelta.

L’estate e l’inizio dell’autunno sono trascorsi tra audio di Hypnobirthing, affermazioni positive, passeggiate e nuotate al mare, pratica di yoga con altre mamme, incontri con l’ostetrica Sofia che avrebbe dovuto essere con me in ospedale e poi purtroppo così non è stato.

Gli audio mi hanno aiutato tantissimo a focalizzarmi su ciò che volevo, a stare tranquilla nelle tante visite, ad essere sicura di me e del mio istinto, a sentire quella “potenza” dell’essere madre e in connessione con la mia bimba, che mi sembrava venisse spesso sminuita.

Il giorno in cui è nata Bianca non lo dimenticherò mai, sono andata con mio marito nei campi della mia famiglia per la raccolta delle olive, c’erano le 4 generazioni, la bisnonna, i nonni, noi e Bianca nella pancia, era un bel momento, lo ricordo con tanta dolcezza. Alla sera ero particolarmente stanca e con un bel mal di schiena, così ho deciso di praticare un po’ di yoga, respirazione profonda e ascoltare le mie affermazioni positive, mentre mio marito mi massaggiava la zona sacrale. Mi sono sentita rigenerata e stavo per coricarmi, quando ho visto delle perdite ematiche, che sono continuate per un po’, e il mio istinto mi ha fatto capire che la cosa giusta era andare in ospedale, quello più vicino della mia città e non quello programmato per la nascita. Ho chiamato l’ostetrica e ho comunicato la situazione, d’accordo che le avrei fatto sapere cosa mi dicevano in ospedale. Non avevo dolori, non mi sembrava l’inizio di un travaglio, ero calma e serena, immaginavo un controllo veloce e poi di ritornare a casa, mancavano ancora 10 giorni alla DPP, ho comunque terminato la borsa dell’ospedale, con casse, cuffiette ed eventuali snack per il travaglio.

In ospedale ho effettuato il mio primo monitoraggio, era commovente sentire il suo cuoricino galoppare, la bimba stava bene, il tracciato era a posto, ma le perdite continuavano e mi è stato ipotizzato un iniziale distacco di placenta, ci hanno presentato le varie opzioni e caldeggiato il cesareo in loco.

In breve abbiamo deciso per il cesareo, era la scelta che ci faceva stare più tranquilli, ho visto il volto di mio marito un po’ perso, un po’ spaventato, tutto stava accadendo all’improvviso e non come pensavamo, non c’erano candele profumate o luci soffuse ad iniziare il percorso, ma io ero sorprendentemente serena, e avevo realizzato che da li a poco più di un’ora avrei conosciuto nostra figlia e sentivo la gioia montare in me. Siamo tornati nella stanza del monitoraggio, in attesa che preparassero la sala parto e abbiamo ascoltato “colori e calma”, il nostro audio preferito, sentivo il tocco calmo di mio marito sulla mia fronte e sorridevo. Ho provato a trattare con i medici le condizioni del cesareo, come suggerito da Carmen, chiedendo se mio marito potesse essere con me, opzione impraticabile in Italia, ma almeno chiedendo di poter sentire la musica e gli audio che preferivo, attraverso auricolari o casse blutooth, ma anche questo non è stato possibile. La parte più brutta è stata entrare da sola, lasciare la mano di mio marito. Mentre mi facevano l’analgesia ho velocemente pensato a nuove affermazioni positive e con il respiro cercavo di connettermi con lei per trasmetterle tutta l’emozione del nostro incontro. Dietro di me qualcuno mi sussurrava cosa stava accadendo mentre mi accarezzava la fronte, mi è sembrato tutto così veloce e poi ho sentito proprio che la tiravano fuori e il suo primo vagito. Poi il suo viso, per pochi attimi e via. Ero tranquilla perché sapevo che fuori c’era il papà pronto ad accoglierla sul suo petto e a dirle quanto l’amavamo. Il post-cesareo è la parte più brutta, è avere le lacrime di dolore per non potersi alzare ed andare da tua figlia.

Mi è rimasta una sensazione come di non aver terminato qualcosa, per qualche giorno dopo la nascita continuavo a pensare alle bellissime visualizzazioni che avevo preparato, ma che non avevo vissuto. Mi capita di ripensare alla sua nascita, e ora lo faccio con dolcezza, senza giudizio; lasciare andare spesso è tanto difficile quanto indispensabile. La vita è bella e Bianca la nostra gioia.

Grazie ancora Carmen, Sofia e Antonella.

By | 2019-02-27T13:29:00+00:00 27 febbraio 2019|Guest post, Mondo perinatale|0 Commenti