La mia prova costume

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Ad una donna con figli si perdona la pancetta prominente, le maniglie dell’amore, il seno a pantofola e la cellulite? Sarà giustificata dalle fatiche e dallo stress del fare e crescere figli una mamma che in costume mostra di avere qualche chilo in più? Insomma, c’è speranza che la fatica della maternità renda meno complicato sostenere la pressione sociale ad essere sempre belli e in forma?

E per me, invece, che sono dotata di cotali odiose caratteristiche senza aver dato alla luce un paio di pargoli, c’è speranza?

prova costume

Come immaginavo, se non c’è scusa per le mamme, allora per me non c’è scampo. Per me che non ho figli e che potrei occuparmi della cura della mia persona ogni giorno, per me che sto per arrivare ai 44 anni, oltre all’ansia della prova costume c’è anche il senso di colpa. Mi sento leggermente colpevole di non aver ottimizzato il mio tempo, di essere stata pigra, e di esserlo ancora.

Non ho nessuna giustificazione per la decadenza del mio corpo. Sì certo, c’è l’età che avanza, ma non basta, quando per alcune donne i 45 sembrano i nuovi 30. Da noi sfigliate ci si aspetta una certa cura, una superiore dedizione per il nostro corpo e la nostra salute. 

Penso: ma che sfiga, mi è andata così, non ho avuto figli, ma almeno una piccola compensazione karmica, un corpo da modella, no?

Io che vado in giro con un deretano a forma di televisore, ossia largo, stretto e quadrato, seni mosci che d’estate se non metto il reggiseno rivoli di sudore grondano verso il punto vita, cellulite pure sulle braccia e pancetta da pre-menopausa, mi guardo e dico: cavolo, chissà come sarei se avessi avuto figli! Peggio di così? Mmhh… che c… ehm, fortuna ho avuto.   😉 

Ho avuto tutto il tempo e l’energia da dedicare a me stessa, i miei gran bei sonni preservati dagli ululati notturni di un infante. Avrei anche potuto permettermi un personal trainer, eppure no, niente da fare, no grazie.

A parte che se devi inquadrare il personal trainer russo ti basta ricordarti delle scene di allenamento di Richard Gere nel film “Ufficiale e gentiluomo”. Esattamente come il sergente Foley l’allenatore russo ha come unico obiettivo spezzarti oppure farti andare alle olimpiadi, oppure tutte e due le cose, non c’è via di mezzo o negoziazione che tenga. Ripeto, no grazie.

Sarà che la biologia non mi favorisce. Quelle belle stradine bianche fra le cosce e sul sedere che si chiamano smagliature si sono formate ai primi sbalzi ormonali e relative protuberanze dell’adolescenza e da allora sono sempre con me, in graziosa compagnia dell’addome prominente, e del sedere un pò così. Non saprei come altro definirlo, già chiamarlo sedere è fargli un complimento.

Mi consolo pensando che sono alta – altezza, mezza bellezza, si dice – quando sono vestita mimetizzo i miei difetti. Gli occhi azzurri fanno la loro figura, non mi lamento, anzi mi piaccio pure, a volte. Le spalle quadrate, le gambe lunghe, ok. Ma la prova costume è terribile lo stesso.

Il rapporto con il mio corpo non è mai stato facile. Quando ero ragazzina era talmente difficile sapere cosa mettermi addosso, che mi vedevo meglio con meno vestiti. L’estate era il periodo migliore dell’anno, in quel senso. Con una quantità consistente di protezione solare e un’organizzazione precisa e centellinata delle sedute di abbronzatura riuscivo ad acquistare un tenue colorito bronzeo senza diventare un gambero. Mentre i miei amici passavano le giornate in piscina, io piano piano raggiungevo una colorazione sufficiente a garantirmi di non finire in pronto soccorso dopo qualche ora sotto il sole.  E soprattutto, così superavo il disgusto per il mio incarnato rosa maialino puntinato di nei. Magliette casual, pantaloncini e l’occasionale vestito estivo mi rendevano giustizia più che i jeans e i maglioni invernali. Per il resto dell’anno non sapevo cosa mettere, non avevo stile nell’abbinare i colori, ed ero ignara di come far risaltare le mie qualità. Le cose che stavano bene alle altre raramente si accordavano con il mio fisico e quelle che stavano bene a me non erano di moda. Una tragedia. 

Ora invece più coperta sono meglio mi vedo. 

Dalla mia ho l’impegno con lo yoga che ha sortito qualche effetto positivo. Dovrei essere più assidua, anche lì. Che vergogna, trovo sempre altre cose da fare. Studia, leggi, lavora (ma non troppo), fai corsi, scrivi, medita, leggi di nuovo, un caffè con l’amica poi ti fiondi sul divano a guardare tutta la serie di The Big Bang Theory e Breaking Bad in poche settimane…e chi ha tempo per il fitness?  😉 

Sto per partire per la prima vera vacanza in 3 anni, non posso fare a meno di guardarmi, e di pensare: se almeno avessi dei figli a giustificare questo corpo modellato dall’accidia e da una spiccata predilezione per i dolci…

Ad essere sincera, se mi sono piaciuta poco quando ero più giovane, mi piaccio, o forse mi accetto di più, ora che sono meno giovane. Comunque sia succede che a volte mi odio, a volte mi amo. E così come quando mi odio non c’è niente di me che non cambierei, quando mi piaccio, mi piaccio all’ennesima potenza, così tanto che finisco per non vederci nessuna grossa differenza fra me e Heidi Klum. Almeno da vestita. Qualche differenza ci sarà. Già…lei le vene varicose non le ha. Io sì. 

Ecco, ci sono: se non ho il fisico che vorrei, almeno posso contare sull’autoironia. Quest’anno, per la prova costume, me la farò bastare, accompagnandola con degli occhi azzurri e un sorriso, che non guasta mai.

Buone vacanze, buona estate!

By | 2018-03-27T17:07:58+00:00 23 giugno 2017|Riflessioni|7 Comments