La mia eterologa [parte seconda]

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Questa è la seconda tranche di una mia riflessione sulla fecondazione eterologa, che ha costituito l’ultimo capitolo della mia storia di infertilità e fecondazione assistita.

I lunghi anni passati ad identificare e poi combattere la condizione di infertilità mi hanno cambiata. Non è stato il passare del tempo in sè a causare o determinare il cambiamento, anche se la resilienza che è necessario sviluppare quando si affrontano condizioni croniche della propria vita indubbiamente si sviluppa piano piano. Eppure la vera causa del cambiamento è stata interiore.

Gli eventi della vita ci cambiano in meglio o in peggio a seconda di come vi reagiamo. E’ una dura legge della vita. Ciò che emerge in relazione alle contingenze della vita non è niente che non sia già dentro di noi. La buona notizia è che, anche se alcune reazioni immediate sono spontanee e incontrollabili, possiamo decidere sul lungo periodo di cambiare il nostro atteggiamento, i nostri pensieri ed emozioni predominanti. 

Qualcuno mi ha detto “ma tu, te la canti e te la suoni”, intendendo dire che io mi accomodo la realtà a mio piacimento, e quando le cose vanno male dico che in realtà sto crescendo e sviluppando il mio carattere. ESATTO! E non è questa una cosa bella, dico io?

eterologa riflessione

“Non vediamo le cose come SONO, le vediamo come SIAMO”

Vuol dire che se lavoro su me stessa, la realtà non può distruggermi o cambiarmi in negativo, a meno che io non lo consenta. Il dolore può esserci, la rabbia pure e anche tante altre emozioni forti, ma come le gestiamo e cosa ne facciamo, alla lunga, dipende da noi. La mia esperienza con la fecondazione assistita mi ha fatto capire questo.

Vorrei fare però un passo indietro, per raccontarti come finisce la mia storia di eterologa.

Dall’età in cui si sviluppa una progettualità, la capacità di pensarci nel futuro, alcune immagini mentali, sogni e obiettivi guidano il vivere quotidiano. Essi sono come orizzonti lontani che si fanno via via più vicini, man mano che si matura e che si aggiungono pezzi al puzzle della vita.

Si cresce, si studia, si fanno esperienze, si affrontano problemi, si mettono da parte dei soldi, si trova una casa, si curano la famiglia e gli amici, coloro che andranno a formare la nostra rete di sostegno per il futuro.

Si trova un lavoro, si fanno altre esperienze, si sperimentano hobbies, alcuni di questi diventano passioni e poi le passioni diventano occupazioni. E ancora si cresce, si affrontano i problemi e ancora si incontrano persone e si allarga il nido che accoglierà la famiglia.

Avvicinarsi così tanto al sogno e scoprire che manca un pezzo, SOLO UNO, uno di quelli fondamentali, non di quelli laterali, di cornice, ma uno di quelli centrali, che se mancano non si capisce nemmeno quale sia il soggetto del puzzle e il senso degli altri pezzi, cambia tutto. 

Cambia la tua identità, il cuore di chi sei e di chi vuoi diventare. Fai i conti con la paura che, nonostante tutti gli sforzi, rimarrai infeconda. Che il sogno di una famiglia non è per te e non lo sarà mai.

Facile dire che noi donne siamo molto di più che madri, e che non ci dovremmo identificare con il nostro ruolo genitoriale. Difficile accettare di non avere una scelta, di non avere voce in capitolo.

Ché se fosse un problema di tempo, potresti aspettare. Ditemi solo quanti mesi o quanti anni ci vorrà, e io saprò trovare la pazienza di aspettare e di godermi la strada per arrivare alla mia meta.

Ma questo non ti è dato di sapere. E l’incertezza ti fa rodere il fegato, ti mangia vivo. Pensi che potrebbe essere che tutto il tempo e tutti gli sforzi che metti nel portare avanti il tuo desiderio risulteranno vani.

Allora forse non è meglio fermarsi ora, subito, non andare oltre? Non dare da mangiare al cane affamato altra carne, altri pezzi di te che potresti perdere irrimediabilmente? Perchè sperare, perchè fare un altro ciclo di fecondazione assistita? Non sono stati abbastanza? Perchè vedere le tue speranze frantumarsi nuovamente, il tuo sogno trasformarsi in un incubo?

Non ho forse provato a me stessa oltre ogni ragionevole dubbio il fatto che il mio corpo non si aggiusti? Che sia irrimediabilmente rotto?

Poi ti chiedi: “E se questo fosse l’ultimo test? E se fosse la tua ultima prova?

Se un giorno fossi mamma, non vorresti raccontare a tuo figlio di quando, proprio nel momento in cui pensavi che non l’avresti mai incontrato, hai buttato “il cuore oltre l’ostacolo” e ti sei fidata di lui, della sensazione che lui c’era, da qualche parte. Che sarebbe venuto/a ad incontrarti su questa Terra?

E se la prossima fosse la volta buona? Se tutto questo avesse avuto il significato di insegnarti la perseveranza, la tenacia e la pazienza? Se fosse questo il senso di tutto?

Non continueresti a provare anche tu?

Così avevo deciso di fare l’eterologa. Anche se una domanda rimaneva senza risposta: Arriverà mai il momento di fermarsi? E avrò mai il coraggio di farlo? 

Ho pensato infatti che non mi sarei mai fermata. Ad ogni risultato negativo rispondevo con una nuova determinazione a continuare, forse anche come terapia e per evitare di perdere troppo tempo a curarmi le ferite aperte. Poi invece…mi sono fermata. Basta, mi sono detta.

Quante eterologhe ho fatto? Due. Una gravidanza interrotta alla dodicesima settimana (di cui ho scritto qui) con un aborto spontaneo e un secondo tentativo di eterologa negativo, a seguire. Quattro tentativi in tutto da quando ho deciso di affidarmi alla fecondazione assistita.

Forse potrei fare un altro tentativo, forse ho paura di un altro fallimento, forse non ho fatto proprio tutto ciò che è in mio potere. 

In realtà ho deciso che non forzerò più il mio corpo. Sì, ho scelto di farla, l’eterologa, e adesso scelgo di non fare ulteriori tentativi. 

Credo di aver fatto tutto quello che potevo e che era nelle mie corde, per realizzare il sogno di essere madre, e adesso è venuto il momento di fermarmi. Sono cresciuta, nel frattempo; ho visto gli abissi del mio cuore ed esplorato la mia “Himalaya”, la mia vetta. Mi sono mantenuta umana e non ho perso me stessa nel desiderio di maternità; di questo sono orgogliosa. 

Per un certo periodo dopo l’ultimo esito negativo ho pensato che avrei dovuto darmi tempo, ché forse ero solo un pò arrabbiata e avrei presto cambiato idea e voluto provare ancora. Invece la determinazione ad andare avanti non è arrivata. O meglio, è arrivata, ma in una forma diversa, che mi ha fatto allontanare dalla fecondazione assistita.

Ho cominciato a pensare all’adozione, che avrei voluto fare da sempre, e che richiede il mio tempo e le mie energie.

Ho pensato che i nostri figli forse sono già nati e aspettano che li andiamo a prendere, e io devo cominciare a fare spazio nel mio cuore, nella mia mente e nella mia casa per loro. Non avranno il mio sorriso, i capelli scuri e ispidi di Mr. Introverso, ma saranno comunque figli nostri. Avranno la loro personalità e il loro bagaglio di esperienze, anche molto pesanti, che noi dobbiamo prepararci ad accogliere, sofferenze che dovremo guarire, incomprensioni che dovremo superare. Forse è proprio grazie agli anni difficili alla ricerca di un figlio biologico che adesso siamo pronti per questo passo, per fare un ulteriore cambiamento nella direzione di essere i genitori giusti per i nostri figli che vengono da lontano.

Guardo ai sei anni di ricerca di un figlio e vedo molto chiaramente che tutto quello che è successo mi permette di essere qui, ora. Ho risposto al quesito “per cosa vale la pena vivere e cosa sei disposta a fare per ottenere quella cosa?”.

Vale la pena vivere con ottimismo e gioia sempre, vale la pena usare le difficoltà come un propellente per la nostra crescita, vale la pena lottare per non perdersi mai, per non deprimersi, o gettare la spugna, per non accettare la vita com’è e per cercare di cambiarla attraverso il nostro cambiamento interiore.

Ché alla fine, abbiamo solo noi stessi, il resto non lo possediamo ed è sottoposto alle leggi dell’impermanenza, dunque cambia costantemente. Solo noi stessi, la nostra attitudine verso le persone e gli eventi della vita possiamo dominare e controllare. Occorre sforzo e disciplina, ma si può fare. 

La vita non ha senso solo quando le cose vanno bene. La vita ha senso anche e soprattutto quando le cose vanno storte e DEVI tirare fuori risorse interiori che pensavi di non avere o non pensavi che ti sarebbero mai servite (perchè le cose brutte succedono solo agli altri). Ha senso perchè è lì che nascono e vengono messi alla prova i cuori forti, empatici, ottimisti e positivi. 

Anche se il mio percorso con la fecondazione assistita finisce con una “apparente” sconfitta, io non mi sento tale.

…o meglio, per la maggior parte del tempo non mi sento sconfitta. Ma i dubbi tutti ce li hanno, anche i grandi guerrieri e le persone sagge, quindi tantomeno io, che tanto guerriera e tanto saggia non sono.

einstein citazione

“Ci sono due modi di vivere: come se niente fosse un miracolo, o come se tutto fosse un miracolo” – Albert Einstein

 

By | 2018-03-27T17:08:06+00:00 4 aprile 2016|La mia PMA|6 Comments