Il valore dell’assenza

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In questi giorni, riflettevo sul valore dell’assenza, del vuoto. 

Charlotte Joko Beck dice:

“l‘ansia è sempre un vuoto che si genera tra il modo in cui le cose sono e il modo in cui pensiamo che dovrebbero essere; è qualcosa che si colloca tra il reale e l’irreale.”

Ma, secondo me, non sempre la discrepanza fra realtà ed aspettative, oppure fra realtà e desideri, deve generare ansia. E’ tutta una questione di prospettiva. Io dico che il vuoto, la mancanza, la dissonanza possono anche generare senso di pienezza, di soddisfazione, di realizzazione. Ho timore ad usare la parola felicità perchè è spesso usata per definire uno stato di alterazione emotiva, dai sintomi fisiologici non compatibili con una temporalità assoluta, uno stato che per forza di cose è effimero e transiente. Io userei quella parola per riferirmi ad uno stato di coerenza interna ed esterna, corpo e mente, individuo e ambiente in armonia. Ecco, questa cosa secondo me si raggiunge comunque, con i vuoti e con i pieni. Anche e soprattutto quando la realtà non combacia con le aspettative o i desideri.

Perchè senza il vuoto, in ultima analisi, che valore avrebbe il pieno? 

altorilievo

Altorilievo a tema omosessuale.

Nel mio riflettere, ho cominciato a pensare per immagini, e ho visto un altorilievo, una serie di forme che emergono da un supporto bidimensionale e creano qualcosa di tridimensionale. La vita come “pieno”.

Anzi, no, mi sono detta, la vita è un’alternanza fra pieno e vuoto.

Il pieno è ciò che è bello, che dà emozioni positive, che riempie. Il vuoto, invece, è qualcosa che ti viene negato o tolto. E’ l’ombra sulle cose, una stanza senza finestre, un grido soffocato.

Il pieno sono le persone amate, l’ambiente che ci nutre e ci protegge, il profumo della natura che ci fa sentir vivi, gli animali a cui ci affezioniamo. 

Ancora: le parole dette, gli abbracci e i baci ricevuti, quelli rubati e quelli di cui ci siamo poi pentiti. I “pezzi di carta” alla parete, le fotografie di famiglia, i biglietti di viaggio e i bauli della memoria. Quanto è piena la mia vita? 

Vedo la mia vita in un susseguirsi di forme, a volte morbide altre ruvide, fatte di curve e di spigoli. Oggetti leggeri come bolle di sapone oppure pesanti come rocce e semplicemente esistono, mi riempiono e mi modellano, dentro e fuori.

L’anello di matrimonio, la musica rock, la mia famiglia, che si evolve.

Le parole che scrivo, i viaggi che ho fatto, i libri che ho letto. Gli sguardi di intesa con le amiche, le pacche sulla spalla dai colleghi, le lingue che parlo, le conferenze cui ho partecipato, le battaglie per le quali sono disposta a mettermi in gioco.

L’amore per le donne e il parto naturale, gli studi, il primo bambino che ho visto nascere. La rabbia per la violenza ostetrica.

Dei miei pieni sono fiera, amo tornare di quando in quando ad osservarli. Mi siedo sul divano e godo della mia collezione privata di pienezze. Loro sono me. Io sono loro.bollicine

Alcuni li ho ricevuti in dono, altri me li sono sudati, altri da pieni sono diventati vuoti: parole come fendenti pronunciate da persone amate, partenze che allontanano, amicizie che si perdono.

La mia realtà, però, non è fatta solo di una serie di “pieni” che si staccano dalla piattezza bidimensionale di un cuore che batte per default. Essa è fatta anche di “vuoti”. Quanti vuoti ha, la mia vita?

E’ proprio la necessità di riempire i vuoti che mi spinge a creare, modellare e dare vita a qualcosa che vive e pulsa, che si espande e, appunto, diventa un pieno.

Che ne faccio della telefonata mai arrivata, della parola mai pronunciata, delle scuse mai fatte, delle persone che non ho mai incontrato? Del treno perso per un soffio? Della decisione mai presa? Dell’amore mai dichiarato? 

Anche i vuoti, come i pieni, alcune volte li subisco, più spesso li creo. 

Un vuoto è fare una doccia veloce quando potrei prendermi il tempo per un bagno rilassante. Rimandare a domani ciò che potrei fare oggi. Lasciare che parole dette senza consapevolezza riecheggino nella mente, graffiandomi dentro senza motivo.

E’ un vuoto anche non volermi concentrare sui pieni della mia vita, ma ansiosamente e masochisticamente ascoltare senza sosta quella vocina che mi ripete che io non sono abbastanza. Non sono abbastanza bella, abbastanza intelligente, abbastanza furba, abbastanza coraggiosa, abbastanza spigliata.

Poi, a dir la verità, ci sono anche dei vuoti che sono miracoli.

Non venire investiti sulle strisce pedonali nell’ora di punta, le porte del mio ascensore che si chiudono prima che il vicino dalla faccia a stupratore riesca ad entrarci, gli errori mai fatti grazie alla dritta di un amico fidato, l’insoddisfazione che mi ha fatto rompere col passato per essere pronta ad accogliere un futuro che non mi sarei mai aspettata.

E chissà quante, delle strade che non ho scelto, mi avrebbero condotto fuori rotta. Chissà dunque quanti sbagli o brutti eventi mi sono evitata.

E’ così. Sono sempre pronta a giudicare male la mia vita, me stessa, senza mai considerare che, come dice Jon Kabatt-Zinn finchè respiri, ci sono più cose che vanno bene, in te, di cose che non vanno bene.

Anche i vuoti hanno valore. Senza di loro, i pieni non avrebbero senso. Queste assenze, questi vuoti, fanno parte di me tanto quanto i pieni. I vuoti sono dei pieni che attendono di nascere, di germogliare dal fango.

Ma i vuoti sono anche gli amici morti troppo presto, la lontananza da casa, un figlio che non c’è, il futuro che non prosegue dopo di me, un vestito premaman mai comprato. Alcune strade non le prenderò mai, alcuni vuoti potrei non riempirli mai.

Al contrario degli altorilievi, i vuoti scavano nella profondità dell’essere. 

Anch’essi plasmano la mia vita in maniera tridimensionale, ma di una tridimensionalità al contrario. Vanno giù, verso il basso, in profondità. Nessuno, oltre me, può vederli, sentirli, toccarli. Essi non esistono, se non per me. La gente vede solo ciò che viene in superficie, ciò che va su, che emerge.

Amo i miei pieni, così come i miei vuoti, o almeno cerco di farlo. Tutti, alla fine, siamo il prodotto di una serie di vuoti come di una serie di pieni. Assenza e pienezza, l’una il prodotto dell’altra.

Ogni cosa esiste grazie al vuoto che la circonda.
Antonio Porchia, Voci, 1943 

Quali sono i tuoi pieni e i tuoi vuoti?

By | 2018-07-24T12:54:19+00:00 29 febbraio 2016|Ricette di vita fertile, Riflessioni|4 Comments