Il nostro primo incontro (quello vero)

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Non ho più bisogno di immaginare il nostro primo incontro. Il momento è arrivato. Quando ti accompagnano da noi siamo seduti nell’ufficio della Direttrice dell’istituto, una signora paffutella e simpatica, dai capelli giallo paglierino cotonati in un’acconciatura che sfida la legge di gravità. 

Sbuchi da dietro le gambe di una delle maestre, sulla soglia dell’ufficio. Hai quasi sette anni ma non li dimostri, sei un simpatico maschietto dai capelli biondi e gli occhi scuri. I nostri sguardi si incrociano brevemente, poi vengo ipnotizzata dalla tua camminata dinoccolata e spavalda, che a grandi passi ti porta da noi. Ti butti fra le nostre braccia, dove rimani per un bel pò. Non sembrano interessarti i giochi che ti abbiamo portato, in questo momento vuoi solo stare aggrappato a noi. 

Il primo pensiero che mi passa per la testa non ha niente di romantico: “come sei magro, ma ti danno da mangiare qui?”. Il tuo abbraccio è una stretta morsa di articolazioni e ossa piccine che premono nella mia carne e anche oltre. Hai uno sviluppo ritardato per la tua età, già lo sapevamo: perchè il cibo, senza amore, non nutre abbastanza. La gente non lo sa che non è il cibo a far crescere i bambini, è l’amore e la cura. I bimbi adottati crescono velocemente dopo aver trovato la loro famiglia per sempre: chissà quanto crescerai insieme a noi.

C’è qualcosa che non va, però. Avevo sognato di sentirmi mamma da subito, di innamorarmi di te al primo sguardo. Avevo pensato che ti avrei riconosciuto come mio figlio. Avevo immaginato che tutto sarebbe accaduto con naturalezza e spontaneità. Invece mi sento e ti sento estraneo. Mi piaci ma non ti sento mio. Mente e cuore vanno su due binari paralleli.

Amo da matti il fatto che tu sia solare, allegro ed estroverso. Avrai fatto centinaia di capriole nei 4 giorni della nostra conoscenza, hai cantato, recitato poesie, voluto che ti applaudissimo mentre facevi finta di vincere una gara di corsa. Che energia!

E sei pronto a venire via con noi. Subito. Ci hai chiesto più volte se saremmo partiti insieme. Ti hanno detto che siamo venuti da lontano, con l’aereoplano, per incontrarti. Così ci chiedi “mi avete visto dall’aereo?”. Certo che ti abbiamo visto! E siamo venuti ad incontrarti, perchè vogliamo essere la tua mamma e il tuo papà. Non riesco a capacitarmi che tu abbia così tanta fiducia in noi. Al terzo giorno della nostra conoscenza capisco che, come tutti i bambini, hai bisogno di conferme. Chiedi a Mr. Introverso se lui è solo Simone oppure è anche il tuo papà. “Sono il tuo papà”, risponde lui. Sei perspicace, sensibile e attento. Hai forse percepito la nostra confusione? La tua è una storia di molteplici tradimenti degli adulti, hai le antenne ben sviluppate per capire la gente. Ci baci, ci accarezzi – soprattutto tuo padre -, accetti il nostro aiuto mentre giochiamo alle costruzioni, ma non passa giorno che tu non ci metta alla prova. Mentre mi avvicino per evitare che ti faccia male buttandoti dall’alto sui cuscini della palestra, mi chiedi “ma tu mi prenderai per sempre?”. Tesoro, vuoi sapere chi siamo e se rimarremo nella tua vita. Siamo solo due ospiti oppure i tuoi genitori per la vita? Ti lasceremo andare come gli altri, oppure saremo le braccia e le gambe che ti sosterranno per sempre?

Sei una piccola persona con un mondo interiore che mi appare ben più profondo e articolato di quello che mi aspettavo. Questo mi manda in confusione. Ma tu non sei come me, per fortuna, tu sei una forza, una piccola gemma pronta a sbocciare. Lo vedo, ti vedo, mi sento fortunata e so che siamo giusti l’uno per l’altra. Ma mi sento impreparata. Cosa posso offrirti io? In questo momento mi sento una minuscola donna resistente al cambiamento che ha a lungo desiderato. Non mi sento tua madre, in questo momento. Tu vuoi troppo da me. O forse io voglio troppo da me. Pensavo che avrei pianto dall’emozione, che mi sarei commossa, invece non è successo. Perdonami. Non sono cieca, sorda e senza cuore. Solo un po’ lenta e francamente stupida. Dammi tempo e ti saprò meritare e ti saprò dare tutto l’amore e l’attenzione che meriti. Famiglia si diventa.

E’ stato difficile accettare il senso di confusione e la paura che mi ha preso nelle prime ore della nostra conoscenza. Mi sono sentita in colpa per il cuore in gola, lo stomaco sottosopra e il respiro sincopato. Fino a che ho capito che è normale. Fino a che altri genitori adottivi mi hanno detto che si sono sentiti allo stesso modo, all’inizio. Fino a che alcuni genitori biologici mi hanno detto che anche loro hanno provato sentimenti simili ai miei. E’ normale, non ci conosciamo ancora. Sulle relazioni ci si lavora, ed esse nascono, crescono e vanno curate perchè prosperino. Noi siamo solo all’inizio.

Così mi sono rasserenata e concessa di ascoltare quello che sentivo, di accettare il fatto che diventare genitore è un po’ come lanciarsi col paracadute: per un momento vorresti scappare, poi ti butti ed è un’avventura meravigliosa a cui non potresti mai rinunciare. Nel corso degli anni ho tirato su barriere e costruito meccanismi di difesa. Il dolore degli ultimi 8 anni credo mi abbia reso un pò meno sensibile e più controllata. O forse sono sempre stata così. Non so. E in fondo tu avevi così tante emozioni da condividere con me che forse – dico forse – accoglierle senza il peso delle mie è stato un bene. 

Grazie per averci accettato subito, per chiamarci già mamma e papà.❤️ Tu sei il vero eroe di questa storia. Torneremo da te presto, gnappetto! Adesso che ti abbiamo trovato non ti lasceremo più.

 

P.S. In Russia i viaggi per concludere l’iter adottivo sono 3, speriamo di unire secondo e terzo viaggio, dunque tornare a casa insieme a breve! L’avventura vera comincia ora.

By | 2019-02-08T14:49:14+00:00 8 febbraio 2019|Adozione|0 Commenti