La percezione del dolore al parto

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Conoscere cos’è il dolore e come può variare la percezione del dolore al parto è fondamentale per prepararsi ad un parto dolce, in cui ti lasci attraversare dall’intensità gentile della nascita. Scopriremo insieme che parlare di dolore in realtà significa parlare delle incredibili risorse che il corpo e la mente possiedono per gestirlo e renderlo solo una delle tante caratteristiche del parto, non l’unica nè la più importante.

Lo stimolo doloroso è, in generale, l’esito di un “dialogo” tra la periferia e il centro del sistema nervoso, cioè tra terminazioni nervose periferiche e cervello. In questo dialogo la storia personale, le esperienze precedenti con il dolore, gli aspetti emozionali e psichici influiscono sulla percezione del dolore. Cerchiamo di capire come questa informazione ti possa essere d’aiuto in gravidanza e parto.

Cos’è il dolore?

Il dolore è la risposta del cervello ad un messaggio che parte dai recettori periferici del dolore, o nocicettori. Anche se identifichi la fonte del dolore in un organo o una zona specifica del corpo, è il cervello che interpreta i messaggi provenienti dalla periferia e li traduce in stimoli dolorosi. Il dolore, dunque, risiede nel cervello

In genere il segnale doloroso comunica che qualcosa non va, che c’è un danno o una disfunzione ad organi e/o tessuti. Di solito il messaggio inviato dal “centro di comando”, impone una reazione motoria delle terminazioni nervose periferiche, per ripristinare la funzionalità dell’organismo o preservarla. Se per esempio inavvertitamente afferri il coperchio bollente di una pentola senza l’ausilio di una presina, la sensazione di dolore (il semplice calore sarà sufficiente) farà produrre alla tua mano un’azione rapida di allontanamento da una potenziale fonte di danneggiamento della pelle, dei vasi sanguigni e del derma.

Il messaggio di dolore è protettivo, ti impone di prestare attenzione, di concentrarti sul tuo corpo ed interrompere qualsiasi altra attività.

Il dolore del parto è identico ad ogni altro stimolo doloroso?

: esso veicola un messaggio, dunque è simile ad ogni altro stimolo doloroso.

No: il messaggio NON indica un danno o una disfunzione.

In alcuni articoli pseudoscientifici si paragona l’intensità del dolore del parto a uno specifico numero di fratture ossee, ma per la natura particolare delle sensazioni del parto, questa è un’informazione falsata e fuorviante. Il dolore del parto non è pericoloso, e non è sintomo di qualcosa che non va. Il dolore del parto è normale. Le fratture ossee non lo sono. 

Sei stata creata per dare la vita, non per fratturarti una gamba o per ammalarti.

Il paragone è fuori luogo, non cadere nella trappola di questa associazione mentale.

: invita all’attenzione, e in questo senso ridisegna le priorità. Il dolore del parto ti spinge a fermarti, o almeno a rallentare, a cercare protezione e riparo. Questo meccanismo, che condividi con gli altri Mammiferi, e di cui ho parlato più approfonditamente qui, ha messo in grado i nostri antenati di sopravvivere in assenza di medici o ostetriche (ma con il sostegno esperto e amorevole delle donne della comunità).

No: dal dolore del parto non ci si deve difendere. La difesa e la fuga, come spiego più avanti, sono meccanismi del sistema nervoso che ostacolano il travaglio e il parto.

  1. Il dolore del parto è prevedibile, e se ne possono anticipare, in linea di massima, le caratteristiche e l’andamento. Comincia solitamente come un vago dolore pre-mestruale, poi le contrazioni si regolarizzano e si intensificano, diventano più lunghe e più frequenti, seguendo una progressione spontanea che ha ampi margini di variabilità.
  2. E’ intermittente. Non è come avere una colica renale o un ascesso. Il dolore della contrazione inizia piano, come un’onda raggiunge la sua massima potenza e poi gradualmente decresce. Finchè smette. Completamente. 

Puoi leggerti questo e questo articolo, dove fornisco alcuni suggerimenti utili su come crearti delle strategie di coping per il travaglio.

3. Il dolore del parto ha un obiettivo positivo, dare la vita al tuo bambino. Al contrario, il dolore di un osso fratturato o di una ferita, così come di una malattia, non ha alcun obiettivo o scopo positivo, indica semplicemente la necessità di intervenire e curare.

4. In alcuni momenti del travaglio, il dolore ti suggerisce di cambiare posizione, oppure di andare in bagno, oppure ti fa capire che stai progredendo verso una nuova fase del travaglio, e che si avvicina il momento in cui stringerai il tuo bambino fra le braccia. 

Nei parti senza analgesia, poco prima della nascita una bella dose di adrenalina viene rilasciata per darti quell’energia che sostiene la fase espulsiva. Subito dopo la nascita, segue un flusso di endorfine e ossitocina, le prime producono calma e benessere, la seconda, oltre ad essere importante per l’inizio dell’allattamento, aiuta l’utero a contrarsi, favorendo il secondamento spontaneo (la nascita della placenta) e riducendo la probabilità di emorragia post-parto. Senza lo stimolo delle onde di ossitocina, tutti questi meccanismi o non avvengono o vengono ostacolati.

Ascoltare il messaggio specifico di questo tipo di dolore, sostenuta da persone con esperienza ed empatia, trasforma il dolore stesso, e rende il travaglio più semplice e solitamente anche più breve (specialmente se usi hypnobirthing).

Il dolore del parto e la paura che ad esso si associa, ti spingono ad informarti, ad andare ai corsi preparto e ti stimola ad iniziare nuovi percorsi di benessere, come yoga, esercizio fisico o meditazione. E in questo senso il dolore, o meglio l’idea che ne hai, svolge un ruolo fondamentale: se il parto non fosse doloroso forse non saresti altrettanto “motivata” a trovare il posto giusto, il team ostetrico-ginecologico perfetto per te, a trovare il tuo modo di gestire un evento così speciale e straordinario. 

Il ciclo paura – tensione – dolore

 

Il Dalai Lama chiarisce perfettamente, nella frase qui sopra, come funziona il cervello nei confronti del dolore. La componente psichica ed emotiva del dolore intensifica (oppure diminuisce) la percezione del dolore.

Una buona preparazione al parto non fornisce solo informazioni, offre strumenti per ridurre la sensazione di paura, aumentando la fiducia nel processo della nascita e nel proprio corpo. Al contrario, se la paura persiste, è probabile che durante il travaglio essa causi tensione psichica e muscolare, di pari passo con la produzione da parte dell’amigdala di adrenalina, dopamina e noradrenalina (in una sola parola, catecolamine), che hanno l’effetto di contrastare l’attività dell’ossitocina, rendendo il dolore più intenso.

E’ la paura, spesso indotta dall’ambiente di parto, oppure l’idea di non sapere gestire l’intensità delle onde di ossitocina, oppure la paura dell’ignoto, di perdere il controllo, a rendere l’esperienza di parto insostenibilmente dolorosa

E’ cruciale provare un senso di fiducia, calma e abbandono, pur nell’intensità dell’esperienza, per modellare la componente emotiva e psichica del dolore. Il tuo corpo sa cosa fare, e così anche il tuo bambino, che attivamente partecipa al processo del parto. La tensione aumenta la paura e il dolore, e ostacola il lavoro dell’utero e del cervello mammaliano. Dal punto di vista fisiologico, minore è la paura, l’ansia e la tensione, maggiore è l’afflusso di ossitocina, che si traduce a sua volta in maggiore afflusso di endorfine, o morfine endogene, e in una riduzione delle catecolamine.

Un suggerimento: prova ad usare l’esercizio di mindfulness del respiro che trovi in questo mio post, ed utilizzalo per affrontare le noie della gravidanza.

L’ambiente del parto ha effetto sulla percezione del dolore?

La risposta è sì. Ogni stimolo esterno è potenzialmente in grado di influenzare pensieri ed emozioni, dunque ha effetto sulla percezione del dolore. L’ambiente del parto è molto importante, o ti sostiene oppure ci devi combattere. Hai il diritto di essere circondata da positività, gentilezza e rispetto fin da subito, fin dalla gravidanza. Dunque seleziona con cura le persone che accogli al suo interno. Ti ripeto: o l’ambiente ti sostiene, o ce l’hai contro. Ma se ci devi combattere, togli energie e risorse al tuo travaglio e parto.

Al momento del travaglio ti troverai in una condizione di estrema sensibilità (non a caso l’ossitocina viene definito l’ormone timido, in questo articolo dell’Ostetrica Violeta), perciò il tipo di sostegno che riceverai sarà di primaria importanza e influenza. E non parlo solo di avere a disposizione un bravo medico, intendo dire che tu ti devi sentire “amata, supportata e (perciò) euforica” durante il tuo parto, e non imbarazzata, osservata, o addirittura arrabbiata e pronta a combattere!

Il tuo team del parto deve mettere al bando qualsiasi atteggiamento che generi solitudine, vergogna, senso di colpa, senso di violazione della tua intimità, senso di inferiorità, mancanza di controllo sugli eventi, stanchezza. Il tuo ambiente non può essere troppo freddo, frettoloso, rumoroso, eccessivamente illuminato, frequentato da troppe persone sconosciute e che guardano più spesso l’orologio piuttosto che i tuoi occhi e quelli del tuo partner. 

Conclusione

Il dolore del parto è motivazionale e trasformativo, ti fa porre attenzione al tuo corpo e alle tue sensazioni interiori, stimola la ricerca di un nido in cui sentirti al sicuro e di persone di cui avere fiducia nel percorso che conduce al parto. In alcuni momenti ti indica cosa fare per favorire il progresso del meccanismo di travaglio e parto. E se non è sempre “amico”, è pur vero che non è un nemico: i veri nemici sono invece la paura, l’ansia e la preoccupazione, spesso generate da un ambiente/team del parto non adeguato.

La buona notizia è che su questo ci si può lavorare. 

Nota: non ho scritto questo articolo per glorificare il dolore o perpetuare l’idea del “partorirai con dolore”, dunque del parto come un’espiazione dei tuoi peccati e del dolore come volere divino. Non sono contraria al parto in analgesia, sono contraria alla mancanza di informazione sulla fisiologia della nascita.

By | 2018-06-07T12:30:44+00:00 8 giugno 2016|Percorso Nascita, Psicologia|4 Comments