Il baule della memoria

All’alba dei nostri quarant’anni Io e Mr. Introverso non avevamo ancora coronato il sogno di avere figli. Stavamo però facendo delle esperienze incredibili. Dopo anni di vita squattrinata da studenti fuori casa, stavamo vivendo all’estero, finalmente avevamo raggiunto il nostro obiettivo di viaggiare molto, lavorare con soddisfazione, e incontrare persone di differenti culture!

Non avrei voluto perdere neanche una goccia del concentrato di fascino, gioia e curiosità del futuro e del mondo che quelle esperienze mi stavano offrendo. Avrei voluto condividere tutto ciò con la mia famiglia, i miei figli, vedere come loro percepivano i cambiamenti e si incuriosivano delle stranezze della nuova vita.

Ma non potevo farlo. Non avevo un figlio con cui farlo.

Una cosa però potevo farla, potevo fare in modo di raccogliere pezzi di memoria. 

Oggetti disparati, foglie secche, sabbia, un patch da pirata della serata di Halloween, una conchiglia dalla spiaggia dove avevamo trascorso la luna di miele e cosi via…

Potevo conservare questi oggetti fino a che non avessi potuto mostrarli ai miei figli, spiegando che tutto quello che avevamo fatto era stato per loro, per essere pronti ad incontrarli, per essere ricchi di esperienze da condividere e di positività da trasmettere.

Mi immaginavo seduta con i miei figli di fronte a questo grande baule, aprirlo e come d’incanto volare in terre lontane, mondi sconosciuti, per poi tornare con Eolo verso casa, ridendo della prima (e ultima!) foto della mamma che fa scuba-diving…o dei vecchi telefonini del ventesimo secolo, che non avevano tante funzioni ma duravano una vita.

Mr. Introverso ha facilitato molto la raccolta di oggetti da includere nel nostro primo baule della memoria. Lui non butterebbe niente, ma proprio niente. Per lui tutto è “un caro ricordo”. Io invece butto tutto, anche troppo.  

Finchè la dimensione plurale dell’esistenza, ossia la vita familiare, non ha preso consistenza nella mia mente, mi sembrava inutile tenere troppa roba in casa. Mi sono poi pentita amaramente di aver buttato vestiti, scarpe e altri accessori della mia “giovinezza”, quando i paninari invasero il mondo e i ragazzi con il chiodo e le timberland facevano il filo alle ragazzine che leggevano il Cioè ed andavano in giro con ciuffi anti-gravità, modellati a forza di lacca spray. Penso che i miei figli si sarebbero divertiti ad immaginare mamma e papà così conciati.

Vabbè in compenso mia madre – altra tipa che non butta mai niente – ha conservato alcuni dei suoi vestiti anni ’60 e ’70. I nipoti potranno infilarsi curiosi nei suoi armadi ed uscirne con minigonne mozzafiato, cinturoni di pelle e stivali bianchi alti fino alle ginocchia.

Insomma, tutto questo per dire che ad un certo punto della mia vita ho scoperto il valore della memoria e di preservare il passato dell’oscura avanzata dell’oblio.

Il baule della memoria ha un valore simbolico, rappresenta la mia volonta’ di non cancellare niente del viaggio che stiamo facendo, di voler valorizzare anche le lacrime, la frustrazione, la tristezza e le innumerevoli delusioni. Perche’ la vita e’ bella, se sappiamo guardare nella giusta direzione e abbiamo la pazienza di attendere l’arcobaleno alla fine della tempesta.

 

baule_della_memoria

By | 2020-08-17T12:35:37+00:00 10 aprile 2015|Ricette di vita fertile|2 Comments