Sulla gratitudine, ovvero si fa presto a dire grazie

Home | Infertilità e Adozione | Ricette di vita fertile | Sulla gratitudine, ovvero si fa presto a dire grazie

Gratitudine non è dire grazie ad una persona che ti lascia il posto in metro, gratitudine è accordare la stessa cortesia ad un’altra persona.

Gratitudine non è reciprocare un aiuto ricevuto, ma vedere il mondo più bello grazie all’aiuto ricevuto.

Gratitudine non è un rituale, ma una forma di amore per se stessi.

Gratitudine non è un pensiero, ma uno stile di vita.

Gratitudine non è confrontare la propria vita con quella degli altri. Non è sentirsi fortunato perchè c’è chi sta peggio, e non è nemmeno una corsa a chi spunta più elementi da una immaginaria lista di cose da ottenere. Non è un gioco di celo e manca con le figurine.

La gratitudine è letteralmente “memoria di un beneficio ricevuto“. Per avere memoria di un beneficio, bisogna anzitutto riconoscere di averlo ricevuto. Poi bisogna sentire di meritarsi ciò che si è ricevuto, per accoglierlo senza sensi di colpa o peggio con un senso di autosvalutazione. 

Difficile essere grati del sole che sorge ogni mattina, perchè non c’è un individuo da ringraziare (per chi è religioso, il discorso cambia) o perchè non ci si sente di avere una parte in quell’avvenimento. Eppure per riconoscere che quello è in effetti un beneficio, basterebbe notare che ci sono luoghi del mondo dove il sole raramente fa capolino. E’ necessario prendersi del tempo e prestare attenzione, anche solo per pochi minuti, per provare gratitudine.

Il beneficio di cui essere grati si riceve per una combinazione fortuita, per impegno personale, per intercessione altrui, per diritto, per geografia di nascita: come si diceva poco sopra, il beneficio non deve venire da qualcuno, per generare gratitudine. Si può essere grati di non essere nati in tempo di guerra, di aver avuto la possibilità di studiare, o di poter avere a portata di click tutte le news internazionali. 

Ma gratitudine è anche “prontezza a ripagare“: quando sei grato, sei pieno e pago a tal punto che desideri restituire. 

Non sempre c’è qualcuno a cui restituire, oppure sarebbero tante, troppe le persone da ripagare, anche sconosciute, e tante le connessioni che si sono incastrate per farti fruire di questo meraviglioso beneficio, che sia il buonissimo piatto di pasta al sugo che hai di fronte oppure la giusta terapia e il giusto medico per curare un grave problema di salute. Anche nel caso in cui non ci sia una persona specifica a cui offrirla, la tua gratitudine può ispirarti a restituire in maniera indiretta, ad altre persone, ad un’associazione, ad un progetto. Se gratitudine è prontezza a ripagare, allora non bastano espressioni stereotipiche o vaghe intenzioni. Sono fortunato nella vita, ho una casa e una famiglia. Ringrazio il cielo di essermi alzato dal letto anche oggi, voglio godermi questa giornata. Non basta. La riconosci, sei consapevole veramente della tua fortuna, sei arricchito da tale consapevolezza al punto di avere energie per dare, per restituire? 

La gratitudine è un atteggiamento che si traduce in comportamento, nel modo di stare con gli altri, nel modo di reagire agli eventi della vita. La gratitudine è parte della pratica di mindfulness, di cui ho parlato qui, qui qui. La gratitudine si può imparare e si può sempre migliorare nel sentirla e nell’esprimerla.

Perchè è difficile vivere con un senso di gratitudine? 

Perchè cuore e mente siano in equilibrio ci vuole esercizio e disciplina. Il fatto che tu sappia razionalmente di essere fortunato, di essere molto ricco, da tanti punti di vista, non esclude che il tuo subconscio possa avere un’idea diversa. Le emozioni se ne infischiano dei pensieri razionali, e forzano la mente a seguire direzioni non sempre salutari o efficaci. 

Provare gratitudine è difficile, perchè implica cambiare la qualità dell’attenzione per le cose della vita, per noi stessi. La gratitudine non cambia la vita, cambia la percezione della vita. Mentre la vita è imprevedibile, è possibile reclamare il controllo sul modo in cui vediamo la vita. 

Il germe della frustrazione e della lamentela, che si oppone alla gratitudine, spesso si annida in un meccanismo perverso e illusorio: nel rimandare la gratitudine e il senso di contentezza ad un punto indefinito nel futuro…

A quando avrai un pò di tempo per te. Se solo potessi farmi una vacanza come si deve…

A quando avrai risolto quel fastidioso problema finanziario. Se solo il lavoro andasse meglio…

A quando i figli saranno cresciuti. Se solo potessi avere del tempo per me…

A quando risolverai quella grana sul posto di lavoro. Se solo i miei colleghi mi lasciassero in pace…

E se il problema e l’insoddisfazione legata a quella specifica cosa o serie di cose si trascina nel tempo o se, quand’anche si risolva, viene sostituita da altro, la gratitudine si rimanda.

Nel fiume della nostra vita che scorre c’è sempre un punto di debolezza, un argine eroso dal tempo e dalle intemperie: è una zona di pericolo, vero o percepito che sia. E’ logico e responsabile cercare di mettersi al riparo dalla catastrofe della vita, dunque rivolgere tutta l’attenzione a quella zona di pericolo, a ciò che non va. Ma a volte l’atteggiamento che sul momento pare meno razionale è anche il più funzionale a lungo termine: vivere con gratitudine significa crearsi un mondo fatto di angoli di contentezza, di vallate di pazienza e montagne di gentilezza verso se stessi. La gratitudine non va rimandata ad un ipotetico futuro, va espressa nel complicato presente. Le ragioni per essere grati ci sono, anche in questo preciso momento, bisogna solo accorgersene, come ben esprime Marina Innorta, autrice del libro “La rana bollita – Una storia d’ansia, attacchi di panico e cambiamento”:

Tendiamo ad abituarci a ciò che abbiamo. Quando riusciamo a ottenere qualcosa che desideriamo molto il senso di appagamento e soddisfazione non dura per sempre. Dopo un po’ diventa normale e la nostra attenzione si sposta su qualcosa d’altro di cui avere bisogno.

Questo effetto è molto evidente con i beni materiali: quanto tempo passa dal momento in cui ti senti eccitato nel guidare la macchina nuova, al momento in cui comincia a sembrarti solo la tua auto?

Succede anche con beni non materiali.

Sono tante le cose che tendiamo a dare per scontate (quando ci sono): l’essere vivi, la salute, la famiglia, il cane che ti saluta festoso, il profumo dei fiori in giardino, la birra fresca e l’aria condizionata in estate, il fuoco e la coperta in inverno, quel grazioso maglioncino di cashmere pagato un occhio della testa, l’amico di una vita che ancora ti sopporta, i genitori, il marito, la moglie.

Questa assuefazione è l’anticamera della scontentezza, del grigiore quotidiano, di quella malsana abitudine a lamentarsi di continuo.

Certe volte siamo così invischiati in questo meccanismo che rischiamo di scoprire il valore di ciò che abbiamo solo nel momento in cui lo perdiamo.

E questo – se ci pensi – è terribile.

By | 2018-04-03T17:28:32+00:00 3 aprile 2018|Ricette di vita fertile|0 Commenti