Il decreto di idoneità all’adozione è arrivato. Da questo momento siamo genitori (anche se solo sulla carta)! Questo è il momento del nostro test di gravidanza positivo, è l’inizio della nostra gestazione. Finalmente una certezza. Non sappiamo quanto la nostra gestazione durerà ma alla fine di questo percorso il/la nostro/a bambino/a c’è. E’ un sentimento di contentezza forse meno esilarante e scoppiettante di quello che avevo provato quando ero incinta, forse perchè sono consapevole che questo è solo l’inizio e dunque all’euforia si alternano momenti di calma serenità.

Cosa ho fatto per celebrare questo momento? Ho ordinato dei libri sull’adozione – come non ne avessi già letti abbastanza – uno per i futuri nonni e un paio su come creare una narrazione della storia di adozione per i figli adottivi. Penso a come vorrei modificare la sua stanza, a fare foto e stamparle per metterle nell’album che farò consegnare a lui/lei dopo l’abbinamento. E cerco di capire come scegliere un ente per l’adozione, con mio marito che non ha ferie fino a settembre. Sono così impaziente, ma chi non lo sarebbe?

Questo mi pare un buon momento per fare un riepilogo delle puntate precedenti. Tutto è iniziato a dicembre 2015, quando abbiamo presentato la disponibilità all’adozione al Tribunale di Roma. Non siamo di Roma, ma avevamo in quel momento una situazione di residenza particolare (tanto per non farci mancare nulla nella lista delle cose che possono ostacolare un percorso già poco lineare o prevedibile), e il Tribunale competente nel nostro caso era quello di Roma. 

Dopo 10 mesi di assoluto nulla, mi sono stancata di aspettare e ho deciso di risolvere l’incongruenza della nostra situazione di residenza, che per anni non ero riuscita a modificare per via di un continuo rimpallarsi di responsabilità fra l’Ambasciata d’Italia in Qatar (qui e qui due articoli sulla nostra vita in Medio Oriente) e l’Ufficio Anagrafe di Firenze. E, come ho raccontato qui, per fortuna ho trovato qualcuno disponibile a rettificare la nostra condizione.

Così all’inizio di Novembre 2016 avevamo il nostro fascicolo aperto al Tribunale di Firenze e a Dicembre già ci avevano contattati per fissare i colloqui con assistente sociale e psicologa, volti a redigere la relazione di coppia. Il colloquio col Giudice fu fissato ad Aprile ma mio marito non poteva prendere giorni di ferie, dunque abbiamo optato per spostarlo a Maggio. Il decreto arriva dunque a 8 mesi dall’inizio della procedura, non male. La media è un anno.

Come ho detto in un post che ho scritto sulla mia pagina Facebook subito dopo la notizia, avevo deciso che in 2 mesi avrei avuto il decreto, e così è stato. 

Non lo sapevo, infatti eravamo ancora in vacanza quando l’idoneità è stata decretata, ma per il nostro decimo anniversario di matrimonio stavamo ricevendo il regalo più bello. Provo un grande senso di gratitudine perchè, se le difficoltà ci sono state e ci saranno, questo incastrarsi quasi perfetto degli eventi degli ultimi tempi mi dà fiducia che siamo sulla strada giusta. Ho la sensazione che l’universo ci sia sostenendo, come se ci stesse aprendo la via.

Ricordo ancora la sensazione opposta, come di essere sfasata, su una lunghezza d’onda sbagliata, destinata ad arrivare sempre tardi e di non essere protetta nel mio cammino con la fecondazione assistita. Alla mia seconda PMA, per esempio, avevo rincorso per tutta Italia, quasi letteralmente, una serie di medicinali che dovevo prendere per la stimolazione ormonale. Corsi su e giù, mi dicevo supererò anche questo, deve essere la volta buona, e invece finì che non produssi nemmeno un ovulo, la procedura venne interrotta e capii che mio/a figlio/a non avrebbe mai avuto le mie sembianze o il mio DNA. Perchè tutte quelle difficoltà per poi non aver nemmeno la possibilità di provare a rimanere incinta? Mi sentivo presa in giro dal destino. Quello è stato il punto forse più basso che ho toccato nel percorso della PMA, anche più basso dell’aborto spontaneo.

Anche ora le difficoltà non mi mollano, ma queste coincidenze cosmiche, come le chiamo io, mi danno speranza.

Tornando al decreto, avevo deciso che non mi sarei preoccupata di chiamare il Tribunale fino al rientro dalla nostra sospirata vacanza.
Il nostro relax aveva la priorità. Mio marito ne aveva bisogno e anche io.

Appena rientrati il pensiero è corso subito lì.

Nel mio girovagare per forum avevo scoperto dell’esistenza di un sistema online per vedere in tempo reale lo status delle procedure civili dei vari Tribunali del Ministero della Giustizia italiano, e a più riprese avevo visitato quel sito. La sera dell’11 Luglio ci vado di nuovo, cerco il link fra i preferiti del browser, clicco e…la pagina si apre: c’è qualcosa di diverso. Dice che la procedura è conclusa definitivamente. Mmhh…che brutta espressione “chiusura definitiva”, sembra una cosa negativa. Dice anche “provv. idoneità adozione”. Forse per la legge sulla privacy non mettono il risultato della procedura, dobbiamo telefonare. Certo – penso – se fossimo non idonei forse avrebbero scritto “provv. non idoneità adozione”, no?

Non so come faccio, ma tiro un profondo respiro, lasciando andare sia la sensazione negativa che la voglia di sperare nel risultato positivo e vado a dormire, decisa a chiamare il giorno dopo per avere conferma.

Dopo qualche tentativo, riesco a parlare con lei, che già conosco, che ha la voce amica. Le chiedo è arrivato il nostro decreto di idoneità? Lei risponde.

E’ positivo? E intanto penso ma certo, se fosse negativo avrebbe detto è arrivato il decreto di non idoneità. La sento sorridere dall’altra parte della cornetta. Il sorriso lo senti, non c’è bisogno di vederlo. , mi dice, calma.

Ringrazio e saluto, vorrei dirle anche quanto sono felice, ma mi sembra palese, secondo me l’ha capito. Anche la felicità si sente, non c’è bisogno di vederla.

La mia emozione è tutta qui, nelle parole di questa canzone di Elisa.

A un passo dal possibile 
A un passo da te 
Paura di decidere 
Paura di me 
Di tutto quello che non so 
Di tutto quello che non ho 
Eppure sentire 
Nei fiori tra l’asfalto 
Nei cieli di cobalto – c’è 
Eppure sentire 
Nei sogni in fondo a un pianto 
Nei giorni di silenzio – c’è 
Un senso di te 
C’è un senso di te.