Conformista o ribelle?

Sei un conformista o un ribelle? Ma soprattutto, sei sicuro di avere scelto di essere così?

Quando insegnavo sociologia mi divertivo a far esplorare ai miei studenti i concetti teorici attraverso piccoli esperimenti. Uno dei compiti di gruppo includeva il rimanere immobili nel corridoio principale dell’università per alcuni minuti e osservare le reazioni della gente: risatine, reazioni di meraviglia o stupore, a volte di nervosismo e disgusto. In questo modo l’idea di norma sociale e di conformismo diveniva chiara prima ancora di spiegarla: starsene in piedi senza muovere un muscolo, senza espressione facciale e senza dire una parola non è una norma sociale accettata dalla società, quindi viene sanzionata come deviante.

Mi spiego meglio, considera l’esemplificazione più classica del non far niente: essere in coda alla posta. Anche se in teoria si potrebbe definire il tuo essere in coda come un “non far niente”, ci sono tante cose che fai: controllare il telefonino, sistemarti i capelli, toccarti il viso o la bocca, grattarti la testa, leggere un volantino pubblicitario, cambiare leggermente posizione etc. Allo stesso modo, qualcuno che fosse immobile susciterebbe curiosità, sorpresa e imbarazzo in chi osserva. Queste reazioni sono sanzioni, risposte che usiamo nella vita di tutti i giorni per gestire il nostro comportamento.

E’ simpatico osservare le reazioni di ragazzi di vent’anni nel realizzare di essere conformisti, di essere molto meno liberi di quello che pensano. Persino per il non far niente esiste una regola non scritta, e tutti vi obbediscono.

In seguito discutiamo dei tanti modi di violare le norme sociali, dai più semplici come non rispettare i rituali di saluto, oppure vestirsi in maniera inappropriata per la situazione, a quelli più complessi e che coinvolgono sanzioni codificate, come una sentenza del tribunale che manda un criminale in cella. E poi parliamo anche di differenti set di norme sociali che coesistono in una cultura: la subcultura adolescenziale o quella del posto di lavoro o quella familiare, con le loro specifiche regole e sanzioni. 

Spiego anche che esistono esempi di devianza che sono sanzionati positivamente dalla società. Ogni atto di eroismo è deviante, perchè l’atto eroico è per definizione eccezionale, se fosse diffuso tra la gente allora sarebbe normale, ossia rispettoso delle norme sociali, e per ciò stesso non eroico. 

Anche avere buoni voti o distinguersi per i successi accademici è una forma di devianza positiva incoraggiata dalla società. Ricevere un diploma al termine degli studi può essere considerato una sanzione positiva, così come la medaglia per premiare un atleta, e pure la borsa di studio, il premio produzione e il bonus di fine anno. La famosa carota, che funziona tanto quanto il bastone.

La società sopravvive perchè i comportamenti delle persone sono ordinati, rispettosi dei valori e delle credenze di quel popolo. Le norme sociali forniscono prevedibilità alla vita e una direzione per lo sviluppo degli individui, oltre ad un senso di identità e appartenenza. Abbiamo bisogno di sistemi per garantire la conformità dei comportamenti alle norme sociali: la famiglia, la scuola, i luoghi di socializzazione, i luoghi di lavoro, le organizzazioni che identificano e “puniscono” la devianza sociale, come la polizia, le aule di tribunale e le prigioni. 

Da un punto di vista più psicologico e personale, riconoscere che esiste una pressione sociale al conformismo fa diventare consapevoli delle aspettative altrui e delle implicite regole che influenzano il nostro comportamento. A parte le regole generali, tipo rispondi a chi ti saluta, non metterti le mani nel naso di fronte al datore di lavoro etc, ai nostri ruoli sociali corrispondono una serie di richieste e regole non scritte: moglie, marito, amante, amico, parente, collega, giovane, anziano, sposato, divorziato, single, automobilista, tifoso, studente, volontario, stagista, neoassunto…qualsiasi sia l’etichetta, c’è una lista di norme e aspettative da rispettare. 

Lo senti il senso di colpa se non rifai il letto la mattina? E la vergogna per non saper cucinare come tua madre? E la pressione di dover giustificare i tuoi comportamenti “fuori norma”, sennò qualcuno ti prende per matto?

E’ dura buttare giù anni di sottili manipolazioni e persuasione fatta di formule, rituali, convenzioni sociali e consuetudini. La cosa buffa, se non fosse tragica, è che la psiche assorbe queste influenze, le interiorizza, le fa sue, ed esse diventano auto-imposte, dunque il cambiamento a quel punto implica il distruggere una parte di noi stessi per ricostruirla

Aprire gli occhi sulla pressione a rispettare le norme sociali significa capire anche da dove provengono alcune delle nostre sofferenze, ansie e paure. Possiamo così decidere di rompere qualche regola in più oppure al contrario continuare a conformarci alle aspettative sociali, ma con una consapevolezza diversa. Con la percezione di avere una scelta. Questa è la vera libertà, capire la realtà e percepire di avere una scelta.

Il senso di colpa, quello di vergogna o di imbarazzo, inclusa la necessità di spiegare le proprie scelte, sono in gran parte conseguenze delle norme e valori sociali. Non siamo nati con queste reazioni, le abbiamo imparate dagli altri, e per questo è difficile gestirle, o guarirle quando si manifestano in modi disfunzionali e distruttivi. C’è la società dietro la vergogna della nudità, l’imbarazzo di dire la cosa sbagliata al momento sbagliato, e persino dietro l’ostinazione a dimostrarci in un modo socialmente accettabile, così come, al contrario, nel costante violare le norme sociali e nel disinteressarsi di aspettative e codici comportamentali. 

La cosa importante è usare la consapevolezza delle norme sociali per esaltare la nostra identità e il nostro senso di benessere. Bisogna andare a trovare il canovaccio, il copione che ci hanno dato e modificarlo, con azioni sempre più costruttive e che sviluppano le nostre risorse interiori, invece di bloccarle o annichilirle. A questo proposito puoi leggere il mio post “Un passo, una meta”.

Se anche il copione è scritto dal regista (la cultura, la società, la famiglia, il datore di lavoro, i colleghi o altri), tu hai il diritto e la possibilità, in quanto protagonista della tua vita, di cambiarlo, di alterarne la storia, se non ti piace o non ti rappresenta più, e di riscriverne il finale.

La società cambia, per fortuna, e così le sue regole. Anche tu cambi, e puoi decidere ora di non seguire più certi schemi, certi modi di pensare. 

Se sei conformista ti adatti al mondo in cui vivi. Il punto è che devi sempre rimanere sveglio, perchè il tuo adattamento non impedisca alla tua personalità unica di svilupparsi e di fornire al mondo quella dose di “devianza” che lo fa evolvere e trasforma la stagnazione in progresso. 

Nell’evoluzione umana hanno avuto molta importanza le persone che non si sono conformate: nell’arte, nell’industria, nell’educazione e nella scienza, i devianti, gli strambi, i visionari e gli idealisti hanno contribuito moltissimo al progresso della nostra specie. Allora la domanda è, se potessi decidere chi essere, saresti il conformista, il ribelle o…?

conformista o ribelle

 

By | 2018-11-15T12:00:05+00:00 19 luglio 2016|Ricette di vita fertile|2 Comments