Chi lascia la strada vecchia per la nuova…

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Sono ad un bivio. Ho una penna in mano e tante pagine bianche di fronte. Ho voglia di scrivere. Sarà una storia totalmente inedita, o forse un nuovo capitolo di quella che sto vivendo?

Durante la mia infanzia, andavo spesso, durante l’estate, a casa delle mie cuginette. Tre sorelle, figlie di una zia materna, tutte più piccole di me di qualche anno. E’ stato a casa loro che ho avuto il primo contatto con l’unica famiglia adottiva che abbia mai avuto modo di conoscere. Nessuno mi aveva spiegato che quella coppia di parenti delle mie cugine aveva adottato la loro magnifica bambina eppure, come tutti i bambini, intuivo qualcosa.

Loro ai miei occhi apparivano diversi. 

Negli occhi neri della loro bambina intuivo profondità, forza, ma allo stesso tempo fragilità. Facevano quasi paura, quegli occhi, a volte ostili. O forse io ero troppo timida ed insicura per vederli per quello che erano. Occhi impauriti ed abituati a difendersi allontanando le persone. Non sono mai riuscita ad avvicinarmi a lei.

A quel tempo, non avevo le risorse cognitive per poter razionalizzare ed elaborare in maniera lucida i miei pensieri. Ma da quando ho iniziato a rifletterci seriamente – all’adozione – ossia dal fallimento dell’ultima eterologa, ho cominciato a chiarimi le idee su ciò che allora era solo un vago sentimento.

Percepivo qualcosa di grave, pesante, ma allo stesso tempo meravigliosamente bello e puro riguardo quella famiglia. Un trauma remoto, una ferita ancora aperta, il cui dolore due genitori adottivi cercavano di lenire con attenzioni e amore. Non potrei dire che quello sia stato l’incontro che ha determinato in me il desiderio di avere figli adottivi, ma è vero che ho sempre immaginato la mia famiglia composta di figli biologici e figli adottivi. 

Come sono arrivata a questo bivio? Al desiderio di cambiare storia, o di darle un finale diverso?

Nel mio percorso di PMA, ogni volta che qualcosa andava male, mi riprendevo veloce e guardavo avanti, al successivo mese, al successivo tentativo, che fosse un diverso esame medico, una diversa clinica o medico, o un nuovo ciclo di fecondazione assistita. 

Ma ad ottobre 2015, ho sentito che ero arrivata al capolinea di un percorso. Credo che il mio corpo mi abbia detto a chiare lettere che non riesce a fare il lavoro necessario per portare avanti una gravidanza. E io forse non ho più le energie necessarie per contrastarlo o la voglia di intestardirmi, bombardandolo di ormoni in forma di punture, ovuli e pillole.

Ho aspettato qualche mese prima di pensare di chiudermi alle spalle definitivamente quella porta, la possibilità di avere un figlio che abbia il nostro DNA. Pensavo che forse ero solo arrabbiata e che col tempo la voglia di ripartire sarebbe tornata.

Ma più passa il tempo e più sono convinta – siamo convinti – che la fecondazione assistita non faccia più per noi. Non so, forse il coraggio e la forza che mi avevano sorretto fino ad ora stanno venendo meno. Ci ho pensato ed è una valida possibilità. D’altronde, anche lasciar andare ed accettare la mia vita così com’è richiede una grande dose di coraggio e forza. Probabilmente anche di più che per combatterla ed affannarsi a dirigerla dove voglio.

Immagino che alcune cose non si capiscano fino a che un pò di acqua sia passata sotto i ponti, come si dice. La comprensione di ciò che mi è successo arriverà. Per ora mi accontento di fare cose interessanti e soddisfacenti nella mia vita quotidiana, programmare le vacanze di quest’anno, dedicarmi agli amici, alla famiglia, alla mia salute e…fare finta che non stia aspettando ogni giorno una telefonata…

Abbiamo infatti depositato la domanda di adozione. Aspetto la chiamata che segnerà l’inizio del percorso: i colloqui per ottenere l’idoneità all’adozione.

Alterno momenti di gioia, per questa decisione presa, a momenti di scoramento, quando penso a quanto lunga sarà l’attesa, a quanto tempo – anni, purtroppo – avrò per affinare la mia pazienza e la mia capacità di ancorarmi al presente. Comunque, “il dado è tratto“. Un nuovo capitolo della nostra vita comincia, e anche se la strada appare lunga ed incerta, non vedo l’ora di cominciare a percorrerla. 

By | 2019-05-24T17:30:35+00:00 26 gennaio 2016|Adozione|23 Comments