Adottare non è una bella cosa [parte seconda]

Home | Infertilità e Adozione | Adozione | Adottare non è una bella cosa [parte seconda]

Quando ho scritto il post adottare non è una bella cosa, ho usato questa espressione in maniera provocatoria, non perchè non fosse in qualche modo vera, ma perchè adottare è molto altro, qualcosa di più profondo, difficile e facile allo stesso tempo, una scelta come un’altra ma anche una visione particolare della vita e dei legami umani. L’adozione non si può liquidare con “è una bella cosa, bravi”.  

E’ con maggiore cognizione di causa che lo posso confermare in questo momento del nostro percorso adottivo. Non avrei mai voluto scriverlo, questo post, e invece mi ritrovo a farlo, dopo tanti ripensamenti e dubbi, per raccontare di come abbiamo deciso di rinunciare all’adozione di un bambino a noi abbinato.

A fine 2017 avevamo ricevuto un veloce abbinamento, che ci aveva lasciato piacevolmente sorpresi. Quel giorno mi sono persa gli occhiali da vista, per quanto confusa e felice io fossi: assolutamente tra le nuvole, in paradiso, a 2 metri sopra il cielo e anni luce dalla fatica dell’attesa. Pianeti, stelle e tutti i corpi celesti sembravano allineati in una congiunzione astrale perfetta. Già mi vedevo mamma, già ci vedevamo famiglia. Tutto andava come avevo deciso io, persino meglio!

Ancora non sapevo che avrei dovuto lasciarla andare, lei che pensavo fosse la risposta ai tanti anni di attesa e desiderio di famiglia. Arrivare ad un passo da te e non riconoscerti, com’è possibile? 

Pensavo che l’adozione fosse un viaggio, sì lungo e probabilmente duro da affrontare, ma che si sarebbe concluso con un incontro magico. E vissero felici e contenti – su questo ci contavo e me la raccontavo. E scrivevo le nostre storie a mo’ di favola, perchè tu potessi rivederti in esse e perchè potessi sapere dove eravamo mentre tu vivevi la tua vita sola e abbandonata, come eravamo prima di incontrare te e di cambiarci la vita a vicenda. Avevo deciso anni prima di abbandonare la strada della fecondazione assistita, prima che diventasse un inutile accanimento. Avevo deciso di aprirmi ad un modo diverso di essere genitore, di utilizzare il tempo e gli ostacoli sulla via della gravidanza di cuore per imparare ad essere madre. Mi sembrava che tutto avesse un senso: dovevo essere infertile, perchè mia figlia venuta dal mondo potesse trovarmi ed io potessi ritrovarmi in lei.

Mi piace sporcarmi con le mie umane vulnerabilità, piantare nelle mie esperienze emozioni squilibrate qua e là e raccogliere messi di consapevolezza e funambolico equilibrio. 

Però da Dicembre, il mese in cui sarei dovuta diventare mamma, e una bambina senza famiglia diventare nostra figlia, mi sono impantanata. Ho cominciato a credere sempre meno al lieto fine, ingoiata dai sensi di colpa per essermi sentita impreparata, poco accogliente e sbagliata come genitore adottivo. Desideravo il lieto fine, anelavo al MIO meritato lieto fine, e invece l’ho consapevolmente distrutto. Ho detto no. Come ho potuto? Com’è possibile dire di no?

Io e Mr. Introverso ci eravamo aggrappati ad un sogno, intorno al quale avevamo costruito tante aspettative.  Ma il nostro non è stato un incontro magico. Eppure lo sapevo; sapevo che non sarebbe stato come me lo ero immaginato. Sapevo che avrei dovuto lavorarci sopra, andare oltre la superficie e le reazioni istintive. E così ho fatto. Ma c’erano troppe cose che non riuscivo a far quadrare. Dovevo mettere a tacere il mio istinto, le mie sensazioni corporee e la ragione che mi diceva di fare attenzione, oppure dovevo ascoltarmi? Mi sono data tempo (grazie anche a chi dal nostro ente per l’adozione ci aveva accompagnato fino a lì), mi sono appoggiata a Mr. Introverso, e ho proseguito il percorso. Alla fine è stato chiaro che eravamo al capolinea.

Non voglio entrare nei dettagli, alcune cose devono rimanere personali ed intime. Anche solo scrivere queste poche righe è dura. E’ difficile parlarne perchè non si tratta solo di noi, si tratta di un cucciolo umano, una bambina simile ai piccoli alieni di cui parlavo nel mio ultimo post. Però oggi lo posso fare perchè lei ha finalmente una famiglia. Non siamo noi la sua famiglia, non abbiamo saputo esserlo, non abbiamo potuto esserlo. Ma lei adesso ha una famiglia nel suo paese. Ho desiderato questo per lei, ed è successo. Voglio credere con tutte le forze che le abbiamo portato fortuna. Chè se qualcuno se la merita, questo è lei.

La decisione che abbiamo preso non si raggiunge con leggerezza d’animo, e non si realizza perchè il bambino non piace o perchè si vuole un bambino sano o perchè non si è maturi e responsabili. Ognuno di noi viene messo di fronte alle possibili problematiche, sanitarie e non, dei bambini adottivi; durante il percorso formativo si affrontano queste tematiche cercando di identificare i propri limiti e le proprie risorse. Io credo che quando diventa chiaro che si sta andando oltre le proprie disponibilità come coppia e come famiglia, bisogna fermarsi.  A volte, dalle poche informazioni che hai non riesci a capire esattamente la situazione. E solo di fronte al bambino reale capisci, hai il quadro completo e raccogli le informazioni che ti servono, anche quelle sanitarie che erano state omesse fino a quel momento. Però quando il bambino è lì, in carne ed ossa, di fronte a te, è facile perdere i punti di riferimento.

Penso che in qualche caso sia giusto andare oltre, forzare le proprie disponibilità, se lo si sente nel cuore, e in qualche altro caso sia giusto fare un passo indietro. Si deve cercare di capire se ci si sta forzando ad una scelta dettata più dalla pressione degli anni di attesa, degli sforzi fatti per arrivare fino a lì, che da un desiderio consapevole e maturo. 

So di aver preso la decisione giusta, eppure ho paura di parlarne. E’ pur vero che le storie adottive non sempre sono da favola, ma vanno comunque raccontate. Perchè ogni storia aiuta chi si avvicina al mondo dell’adozione a vedersi in questo percorso e ad avere non solo il cuore, ma anche gli occhi aperti. Io stessa ho sempre voluto ascoltare solo le storie positive di adozione, e sperato di non dover vivere mai niente di negativo. E’ giusto e normale ricercare sempre il meglio ed essere ottimisti. E’ stato utile però aver saputo tenere a mente le storie difficili, perchè nel momento cruciale è a quelle storie e alle persone che le avevano vissute che ho fatto riferimento, per poter capire cosa stesse succedendo.

Nella nostra storia non ci sono (più) eroi senza macchia e fatine, bacchette magiche e foreste incantate. Onestamente a volte non vedo nemmeno il senso della storia. Non c’è una morale, c’è solo il rimanere vivi, sopravvivere e cambiare quel tanto da assorbire gli eventi e le esperienze senza perdersi. Forse un giorno, anzi confido nel fatto che un giorno, tutto avrà un senso. 

Mi chiedo se, ora che ho detto no, riuscirò ad abbassare le difese per dire sì. Sento ancora i sensi di colpa che mi attanagliano, ho paura di non saper più cogliere la bellezza di questo percorso.

By | 2018-03-27T17:07:57+00:00 20 marzo 2018|Adozione|9 Comments